sabato 18 maggio 2013

Progresso e mondo moderno creano nuove e vuote chiese-magazzino, simulacri senz'anima

Le nuove chiese vengono progettate da architetti moderni, privi di una oramai perduta concezione estetica protesa verso l'alto attraverso una visione Trascendente, e costruite velocemente perché figlie di una modernità in cui si è costretti ad edificare strutture nel minor tempo possibile e con risorse scarse poiché si lavora "con budget limitati". Risultato? più simili a depositi, magazzini o musei che a case del Signore.
La modernità strangola il sacro, e le parrocchie risultano completamente inadatte ad ospitare coloro che desiderano ritrovare al loro interno un luogo di culto in cui si respiri aria Divina, e ci si possa rivolgere al Signore in modo consono.
A quanto riportato dal seguente articolo...qualcuno ha preso coscienza del problemino!




CITTÀ DEL VATICANO - Più che nuove chiese sembrano musei o grandi magazzini. Ambienti che non invitano alla meditazione, privi del senso del sacro e senza nessun afflato mistico-religioso". È spietata l'analisi che il professor Antonio Paolucci fa delle nuove parrocchie costruite nella periferia di Roma.  Una inequivocabile "bocciatura" che mette a nudo quanto distanti siano le posizioni in materia di architettura sacra tra il Vaticano e il Vicariato, committente delle nuove chiese capitoline tra le quali spiccano complessi firmati anche da archistar come la chiesa del Giubileo di Dio Padre Misericordioso, la famosa parrocchia delle tre vele progettata a Tor Tre Teste da Richard Meier. 


Distanze rimarcate in passato anche dal cardinale Gianfranco Ravasi, il ministro della Cultura della Santa Sede, che in una lectio magistralis tenuta nel 2011 all'Università La Sapienza di Roma, definì le nuove chiese fatte edificare dalla Cei "spazi per sale congressi, ambienti simili a palazzetti dello sport, ambienti abbrutiti e volgari...". 

Ora è la volta del professor Paolucci che, nella sua doppia veste di Direttore dei musei vaticani e di Sovrintendente dei beni artistici della Santa Sede, pronuncia la sua accusa davanti al cardinale vicario Agostino Vallini nella sala della Protomoteca in Campidoglio, alla presentazione, due giorni fa, del volume "Chiese della periferia romana" edito da Electa. Il testo, curato da monsignor Liberio Andreatta, direttore dell'Opera romana per la preservazione delle nuove chiese, e dagli architetti Marco Petreschi, docente della facoltà di architettura di Valle Giulia, e Nilda Valentin, è una ricca raccolta di immagini, progetti e normative sui nuovi complessi parrocchiali promossi dagli inizi degli anni Novanta dall'allora cardinale vicario Camillo Ruini con la campagna battezzata "50 nuove chiese nelle periferie romane". 

Dopo circa 20 anni, le nuove parrocchie consacrate sono 45. L'ultima, inaugurata il mese scorso, la chiesa di San Tommaso Apostolo di Marco Petreschi, autore anche della chiesa della beata Madre Teresa di Calcutta. Complessi parrocchiali concepiti con criteri architettonici moderni, lontani naturalmente dai canoni classici baroccheggianti delle chiese del centro di Roma. 

Parrocchie che, al di là delle valutazioni estetiche, hanno contribuito - secondo gli autori del libro - a risanare molte zone periferiche. "Io invece, pur avendo visto e rivisto, letto e riletto questo volume non posso non rilevare - annota Paolucci - quanta confusione regni sotto il cielo di Roma in materia di nuove chiese. E la situazione non può che generare preoccupazione. Chiese? Parrocchie? Ma qui siamo al massimo davanti a spazi museali, ambienti che non invitano alla preghiera e alla meditazione". E continua: "Niente a che vedere con le chiese barocche che da secoli "parlano" della fede cristiana con tabernacoli ben visibili, cupole, icone, immagini della vita della Chiesa che aiutano i parroci nelle loro catechesi. Persino le chiese ortodosse della Russia assolvono in pieno a questi compiti di formazione e di catechesi". 

Ma quali sono le chiese più incriminate? "La mia è una analisi generale, nomi per ora non ne faccio", risponde secco Paolucci, che però oggi tornerà sull'argomento con un commento sull'Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede.

"È chiaro che il professore è abituato a fare analisi storiche e su chiese progettate da grandi architetti del passato", controbatte Marco Petreschi, secondo il quale "è troppo facile analizzare complessi storici per i quali furono stanziati finanziamenti ingenti". Per il docente di Valle Giulia, autore tra l'altro del grande palco, l'altare e la gigantesca croce realizzati per la giornata mondiale della Gioventù del 2000, "non è secondario ricordare che i progettisti lavorano con budget limitati e se le periferie hanno 45 nuove chiese è un autentico miracolo, al di là dei giudizi estetici ed architettonici". 

Qualche riserva arriva però anche dal cardinale Vallini che ammette: "Quando visito queste parrocchie spesso resto perplesso. Però io sono vicario solo da 5 anni e non ho approvato nessun progetto". Ed annuncia il varo di una commissione ad hoc per la tutela estetica delle nuove parrocchie. 

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