
Centro Studi Aurhelio
« Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo, il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo. » (John Ronald Reuel Tolkien, Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re)
sabato 25 febbraio 2012
A Gaetano [in memoriam]

martedì 31 gennaio 2012
Il dovere dell'azione [recensione]
La semplicità che contraddistingue Polia quando parla anche di argomenti molto importanti come questo, rende subito chiaro che il dovere di agire è nei confronti del passato come in quello del futuro. Pertanto, la consapevolezza di avere delle responsabilità nei confronti dell’avvenire ci allontana dal fatalismo e ci rende obbligatoriamente protagonisti dei nostri tempi, anche con un certo comprensibile orgoglio, il quale però non deve farci venir meno all’umiltà con la quale va rivolto lo sguardo ai maiores, nostri avi e di noi più grandi per virtù, che sono per noi esempio fondamentale e dei quali dobbiamo ambire ad essere degni. La bussola che orienta questa condotta è il riferimento al Sacro, elemento imprescindibile per l'uomo della Tradizione.
L’immagine simbolica che è stata cardine di tutto l'intervento è quella di Enea in armi che, abbandonando Troia in fiamme, porta sulle spalle l’anziano padre, con i simboli dei propri dei, e conduce con se il figlioletto e la moglie. Questà è la pietas nel suo senso concreto: fedeltà alla parola data, agli dei come agli uomini, e quindi a quello che è il proprio compito e dovere. L'impegno a cui ha tenuto fede Enea lo ha portato non ad una mera fuga per conservare se stesso o i suoi cari, ma a vivificare in se i Valori antichi in modo che potessero affermarsi altrove, dal momento che la sua città era in fiamme, in quella che sarebbe stata (ed in ciò che avrebbe significato) Roma. L'azione doverosa - come ci ha spiegato Polia - tradotta in condotta quotidiana anche nell'avverso mondo moderno, è perciò fare semplicemente ciò che deve essere fatto, senza badare all'utile personale ma soprattutto senza alcun attaccamento al risultato.
Al termine dell'intervento poche, ma efficaci, domande hanno rotto il silenzio di chi era stato colpito dall'argomento trattato e dalla magnifica capacità espostiva del relatore; ma soprattutto, i presenti, hanno quindi approfittato della preziosa occasione di avere Mario Polia per avere ulteriori consigli orientativi. Infine, l'incontro si è concluso con una cena comunitaria, graditissima dagli ospiti e degno coronamento di un pomeriggio trascorso tutti insieme all'insegna dei valori della Tradizione.
mercoledì 25 gennaio 2012
Conferenza con il Prof Mario Polia
venerdì 30 dicembre 2011
Le idee a posto - Antonio Medrano
L’indicazione che si può dare è semplice: vivere tutte le manifestazioni della vita in modo sacro, con una apertura verso l’alto e con un profondo senso di responsabilità. Se poi volessimo fare un esempio pratico, pensiamo al lavoro moderno che ogni giorno che passa è sempre più contrario all’essere umano. La dottrina tradizionale, in questo caso, offre dei chiari orientamenti esistenziali per difendersi dall’attacco disumano: ad esempio il distacco, la concentrazione su quello che si fa e l’azione senza ego.
Antonio Medrano
lunedì 19 dicembre 2011
Solstizio d'Inverno - 21 Dicembre
Tali sono, ad esempio, le ricorrenze che come Natale ed anno nuovo rivestono oggi prevalentemente il carattere di una festa familiare borghese, mentre esse sono ritrovabili già nella preistoria e in molti popoli con un ben diverso sfondo, compenetrate da un significato cosmico e universale. Di solito, passa inosservato il fatto che la data del Natale non è convenzionale e dovuto solo ad una particolare tradizione religiosa, ma è determinata da una situazione astronomica precisa: è la data del solstizio d’inverno.
E proprio il significato che nelle origini ebbe questo solstizio andò a definire, attraverso un adeguato simbolismo, la festa corrispondente. Si tratta, tuttavia, di un significato che ebbe forte rilievo soprattutto in quei progenitori delle razze indoeuropee, la cui patria originaria si trovava nelle regioni settentrionali e nei quali, in ogni caso, non si era cancellato il ricordo delle ultime fasi del periodo glaciale. In una natura minacciata del gelo eterno l’esperienza del corso della luce del sole nell’anno doveva avere un’importanza particolare, e proprio il punto del solstizio d’inverno rivestiva un significato drammatico che lo distinguerà da tutti gli altri punti del corso annuale del sole. Infatti, nel solstizio d’inverno, il sole, essendo giunto nel suo punto più basso dell’eclittica, la luce sembra spegnersi, abbandonare le terre, scendere nell’abisso, mentre ecco che invece essa di nuovo si riprende, si rialza e risplende, quasi come in una rinascita. Un tale punto valse, perciò, nei primordi, come quello della nascita o della rinascita di una divinità solare. Nel simbolismo primordiale il segno del sole come “Vita”, “Luce delle Terre”, è anche il segno dell’Uomo. E come nel suo corso annuale il sol e muore e rinasce, così anche l’Uomo ha il suo “anno”, muore e risorge. Questo stesso significato fu suggerito, nelle origini, dal solstizio d’inverno, a conferirgli il carattere di un “mistero”. In esso la forza solare discende nella “Terra”, nelle “Acque”, nel “Monte” (ciò in cui, nel punto più basso del suo corso, il sole sembra immergersi), per ritrovare nuova vita. Nel suo rialzarsi, il suo segno si confonde con quello de “l’Albero” che sorge (“l’Albero della Vita” la cui radice è nell’abisso), sia “dell’Uomo cosmico” con le “braccia alzate”, simbolo di resurrezione. Con ciò prende anche inizio un nuovo ciclo, “l’anno nuovo”, la “nuova luce”. Per questo, la data in questione sembra aver coinciso anche con quella dell’inizio dell’anno nuovo (del capodanno). È da notare che anche Roma antica conobbe un “natale solare”: proprio nella stessa data, ripresa successivamente dal cristianesimo, del 24-25 dicembre essa celebrò il Natalis Invicti, o Natalis Solis Invicti (natale del Sole invincibile).
In ciò si fece valere l’influenza dell’antica tradizione iranica, da tramite avendo fatto il mithracismo, la religione cara ai legionari romani, che per un certo periodo si disputò col cristianesimo il dominio spirituale dell’Occidente. E qui si hanno interessanti implicazioni, estendendosi fino ad una concezione mistica della vittoria e dell’imperium.
Come invincibile vale il sole, per il suo ricorrente trionfare sulle tenebre. E tale invincibilità, nell’antico Iran, fu trasferita ad una forza dall’alto, al cosiddetto “hvareno”. Proprio al sole e ad altre entità celesti, questo “hvareno” scenderebbe sui sovrani e sui capi, rendendoli parimenti invincibili e facendo si che i loro soggetti in essi vedessero uomini che erano più che semplici mortali. Ed anche questa particolare concezione prese piede nella Roma imperiale, tanto che sulle sue monete, spesso ci si riferisce al “sole invincibile”, e che gli attributi della forza mistica di vittoria sopra accennata si confusero non di rado con quelli dell’Imperatore.
Tornando al “natale solare” delle origini, si potrebbero rilevare particolari corrispondenze in ciò che ne è sopravvissuto come vestigia, nelle consuetudini della festa moderna. Fra l’altro un’eco offuscata è lo stesso uso popolare di accendere sul tradizionale albero delle luci nella notte di Natale. L’albero, come abbiamo visto, valeva infatti come un simbolo della resurrezione della Luce, di là della minaccia delle notte. Anche i doni che il Natale porta ai bambini costituiscono un’eco remota, un residuo morenico: l’idea primordiale era il dono di luce e di vita che il Sole nuovo, Il “Figlio”, dà agli uomini. Dono da intendersi sia in senso materiale che in senso spirituale.
[…] Avendo ricordato tutto ciò, sarà bene rilevare che batterebbe una strada sbagliata chi volesse veder qui una interpretazione degradante tale da trascurare il significato religioso e spirituale che ha il Natale da noi conosciuto, riportando all’eredità di una religione naturalistica e per ciò primitiva e superstiziosa. […] Una “religione naturalistica” vera e propria non è mai esistita se non nella incomprensione e nella fantasia di una certa scuola di storia delle religioni […] oppure è esistita in qualche tribù di selvaggi fra i più primitivi. L’uomo delle origini di una certa levatura non adorò mai i fenomeni e le forze della natura semplicemente come tali, egli li adorò solo in quanto e per quel tanto che essi valevano per lui come delle manifestazioni del sacro, del divino in genere. […] la natura per lui non era mai “naturale”. […] Essa presentava per lui i caratteri di un “simbolo sensibile del sovrasensibile”. […] Un mondo di una primordiale grandezza, non chiuso in una particolare credenza, che doveva offuscarsi quando quel che vi corrispose assunse un carattere puramente soggettivo e privato, sussistendo soltanto sotto le specie di feste convenute del calendario borghese che valgono soprattutto perché si t ratta di giorni in cui si è dispensati dal lavorare e che al massimo offrono occasioni di socievolezza e di divertimento nella “civiltà dei consumi”.
Tratto da juliusevola.it
mercoledì 14 dicembre 2011
La biblioteca dello scriba

lunedì 12 dicembre 2011
Inagurazione Centro Studi Aurhelio

Inaugurazione Natalizia nel segno del Solstizio d'Inverno
Aperitivo e auguri natalizi
Adriano Romualdi

Atti del convegno "L'Uomo, l'Azione, il Testimone Convegno sulla figura e l'opera di Adriano Romualdi nel trentesimo anniversario della scomparsa."
Contributi di:
"Adriano Romualdi: la filosofia di Platone, Nietzsche, Evola" Prof.Rodolfo Sideri.
"Frammenti e immagini di una amicizia" Prof. Mario Michele Merlino
"Dal mito dell'Europa al nuovo nazionalismo europeo" Maurizio Rossi.
"Adriano Romualdi, pensatore politicamente scorretto" Dott. Gianfranco De Turris.
"La Tradizione Perenne in Adriano Romualdi" Dott. Tommaso Romano.
Pagine: 64, Raido, Prezzo: €5.00 (solo per i soci)
martedì 6 dicembre 2011
Bhagavad-Gītâ. Commento di versi scelti
Bhagavad-Gītâ. Commento di versi scelti
A cura di Mario Polia
Pp. 38 - € 4,00
PREMESSA
La Bhagavad-Gītâ, che tradotta dal sanscrito significa letteralmente “Il canto del Signore Splendente”, è l’opera nella quale l’Essere Supremo, parla ad un Guerriero, Arjuna. Egli è un uomo puro, perché è un uomo intrepido che combatte per la sua gente e per la sua Patria, ma è ancora più puro perché è colto dal dubbio. L’opera, infatti, inizia con Arjuna che esprime dei dubbi sul fatto di dover combattere contro coloro che gli sono legati, contro i propri parenti, e vuole chiarire questo dubbio. L’auriga del carro su cui si trova, colui che tiene le redini dei cavalli e che simbolicamente rappresenta la guida dell’anima e della forza del guerriero è l’Essere Supremo, in una delle sue tante accezioni, Krsna. Il simbolismo del carro sul quale sono posti il guerriero e il suo auriga, riguarda il corpo: nel carro quadrato (il quattro è il numero della materia) coesistono due principi, di cui uno è Arjuna, il guerriero, l’altro è Krsna, colui che conduce i cavalli, ovvero i sensi e le forze dell’anima, alla vittoria. Nella cavalleria medievale abbiamo una simbologia simile, ovvero il cavallo con sopra il cavaliere, che rappresenta l’anima che dirige il corpo al compimento del dovere; sui sigilli templari si trovano due cavalieri sullo stesso cavallo, a rappresentare due nature, l’anima e lo spirito: da una parte la psyche, il coraggio, la forza e dall’altra il nous greco, l’istinto limpido che porta il guerriero a compiere il suo dovere. Arjuna e Krsna sono i due aspetti dell’essere umano, la componente terrestre e quella divina, di cui noi solitamente riusciamo a vedere solo la prima, cioè quella che si manifesta ai nostri sensi, ma non vediamo la parte nascosta e divina.
Quindi Arjuna, prima di combattere, viene preso dal dubbio e getta via il suo arco, rinunciando al combattimento, e solo dopo aver chiarito tutti i suoi dubbi, tramite il colloquio con l’Essere Supremo, che è allo stesso tempo fuori e dentro di lui, riprenderà il suo posto di combattimento. Il fatto di essere preso dal dubbio per poi superarlo è la cosa più importante per il guerriero, che in questo modo supera la propria componente umana per tendere alla perfezione. Non essere mai presi dal dubbio significa essere o ignoranti o stupidi, poiché il dubbio è una componente sempre presente nella nostra vita, e il valore del guerriero si dimostra nella capacità di superarlo. Il simbolismo di Krsna e Arjuna è presente anche in altri miti europei, come quello di Romolo e Remo, che vengono abbandonati in una cesta nella acque del fiume Rumon: essi rappresentano le due componenti presenti nella persona e la cesta rappresenta proprio il corpo nel quale tali principi si trovano. Uno è il principio Solare e Superiore, Romolo, l’altro è il principio terreno e individualista, Remo. Tutta l’opera ruota attorno al concetto di “azione disinteressata”, akarman in sanscrito, ovvero un’azione che prescinde dai suoi frutti e che non è azione in senso stretto (agire senza agire).
Nella Bhagavad-Gītâ ci sono le basi della civiltà europea, soprattutto dal punto di vista spirituale, il quale supera i moderni confini meramente politici, arrivando a comprendere anche paesi come l’India e l’Iran, vista la comune matrice Indoeuropea da cui tale sapienza deriva. L’Europa sarà tale quando potrà di nuovo riconoscersi nel pensiero Arya (dalla radice “ar”, che significa eccellenza e da cui derivano vari termini come aristhos, arethè, armonia, ritus, ritmo), quello di una superiore razza (1) dello spirito da cui fu creata la Bhagavad-Gītâ. L’insegnamento dell’akarman ossia dell’azione senza azione infatti si può trovare in altre opere come l’Iliade, l’Odissea o l’Eneide, appartenenti anch’esse al nostro passato europeo; il mondo moderno, al contrario, fa di tutto per spingere l’umanità a compiere azioni solo per ottenere un tornaconto, un personale profitto. Studiare e riscoprire questi antichi testi è un dovere per riappropriarci della nostra dignità e consapevolezza di Uomini nel senso più alto del termine, appartenenti al grande progetto della Tradizione.
(1) “Ariana” è, infatti, la caratteristica degli uomini che appartengono ad una delle tre caste (sacerdoti, guerrieri, produttori). Non è derivante dall’appartenenza ad una razza biologica (del sangue), bensì da una qualità spirituale.
RAIDO
mercoledì 23 novembre 2011
[La biblioteca dello scriba]
“Coloro che fossero tentati di cedere allo scoraggiamento debbono pensare che nulla di quanto viene compiuto in quest’ordine può mai andar perduto; che il disordine, l’errore e l’oscurità possono trionfare solo in apparenza e in modo affatto momentaneo; che tutti gli squilibri parziali e transitori debbono necessariamente concorrere alla costituzione del grande equilibrio totale e che nulla potrà mai prevalere in modo definitivo contro la potenza della verità: la loro divisa sia quella adottata in altri tempi da certe organizzazioni iniziatiche dell’Occidente: Vincit omnia Veritas.”Rene Guenon
venerdì 18 novembre 2011
La sede del Centro Studi Aurhelio
E' finalmente attiva la sede del Centro Studi AurhelioSi trova a Santa Marinella in Via aurelia 571 A, per il momento le aperture della settimana sono limitate a due volte la mattina nei giorni dispari. Lunedì e Mercoledì dalle 11.00 alle 12.30 e il pomeriggio nei giorni pari Martedì e Giovedì dalle 16 alle 18. Il venerdì ed il sabato in ragione delle attività da svolgere.
Per qualsiasi richiesta o necessità siamo sempre raggiungibili sull'email:
cst.aurhelio@gmail.com
mercoledì 26 ottobre 2011
Finalmente Casa Aurhelio
Centro Studi Aurhelio
mercoledì 28 settembre 2011
Arianità della dottrina del risveglio
mercoledì 24 agosto 2011
Harlock Lucania 2011 > Quota30
Ce l'abbiamo messa tutta e siamo arrivati vicino ad un obiettivo che quest'anno per via della crisi e del cambiamento di metodo poteva risultare inarrivabile. Invece ce l'abbiamo fatta grazie al contributo di molti e soprattutto grazie a quel metodo abbiamo riconosciuto amici e menefreghisti. Per i più, una occasione per ritrovarci insieme e sostenere le azioni virtuose, per gli altri una ennesima occasione persa. Chi dà a chi è in difficoltà, a chi ha bisogno, alle azioni di salvaguardia delle comunità virtuose, coltiva il proprio essere. Chi pensa di potercela fare da solo, si rallegrerà del proprio isolato individualismo affastellandosi in un velleitarismo politico che non da frutti ormai da decenni. Non venga a blaterare di valori e di scenari alla "volemose bene". Il dado è tratto. I ragazzi di Harlock hanno gioito. Questo è un dato. Grazie di Cuore.
Centro Studi Aurhelio
lunedì 1 agosto 2011
Harlock Lucania 2011 > Quota30
Anche quest’anno il Centro Studi Aurhelio, a sostegno della Casa Famiglia Harlock, decide di ripetere il progetto Quota 30 che lo scorso anno ha riscosso partecipazione e successo. L’iniziativa consiste nel trovare, minimo, 30 sottoscrittori per una quota di 10 euro cadauna, il cui totale garantirà ai ragazzi una serena permanenza in terra lucana. Durante la settimana raccoglieremo i fondi e ci vedremo per un aperitivo solidale Sabato 6 Agosto alle 12 a Santa Marinella, presso il Bar dei Portici sulla Via Aurelia, come termine ultimo.
Harlock è una struttura, in provincia di Viterbo, che ospita ragazzi che necessitano di un collocamento alternativo alla famiglia, almeno in una fase della loro vita. Si tratta di Minori che rientrano in progetti alternativi alla detenzione carceraria, minori vittime di abusi e minori che hanno ottenuto l’asilo per la precaria e pericolosa situazione nei loro paesi di origine o minori stranieri non accompagnati. L’equipe si occupa dell’analisi e soluzione delle loro più elementari necessità oltre a quelle più complesse, come il disagio psicologico, reperimento documenti e avviamento al lavoro. I ragazzi frequentano regolarmente la scuola, studiano, praticano sport e, visto che se lo sono meritati, si vuole mandarli circa un mese in vacanza. Tale volontà purtroppo può rimanere tale, vista la mancanza di fondi. Il Centro Studi Aurhelio, rinnova la sua azione di sostegno per le realtà virtuose e promuove anche quest’anno il progetto Harlock Lucania 2011>Quota30. L’iniziativa consiste nel trovare, minimo, 30 sottoscrittori per una quota di 10 euro cadauna, il cui totale garantirà ai ragazzi una serena permanenza in terra lucana. Naturalmente il progetto si avvale anche del sostegno di alcune realtà locali e di realtà associative di Tramutola – PZ. Per ognuno di noi sarà un piccolo sforzo, ma il risultato potrà essere grande.
Trasmettere l’idea che si ottengono i frutti solo con l’impegno ed il sacrificio.
Centro Studi Aurhelio, idee che diventano azioni.
Contatti, sostegno, info: cst.aurhelio@gmail.com
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Operazione atterraggio Arcadia in Lucania
Questo anno la ciurma e i pirati della casafamiglia “Harlock”, caleranno sul paese di Tramutola (Pz) per giocare un torneo di calcetto, andare in piscina, fare gite al fiume ed in montagna e chi più ne idèa, più ne realizza. I ragazzi saranno accolti insieme agli educatori in una struttura messa a disposizione dalla Protezione Civile e con annessa cucina e servizi. Abbiamo dei basisti sul territorio: l’Associazione politico-culturale “Tramutola viva”. Con i nostri ragazzi sarà ancora più viva, forse troppo. Sarebbe bello poter avere una divisa calcistica dedicata all’evento, magliette ed un po’ di vil pecunia per pizzate, spesa e via attivandosi.
Siate arrembanti nel supportarci. Piratescamente grazie. I Ragazzi e l’Equipe
Casa Famiglia HARLOCK
01016 Tarquinia (VT) - Alberata Dante Alighieri 29
Tel/Fax 0766855179 - casafamiglia.harlock@gmail.com
lunedì 9 maggio 2011
Cittadella - Saint Exupèry
Così alla sera io cammino a passi lenti tra il mio popolo e tacitamente lo circondo del mio amore. Sono soltanto inquieto per coloro che ardono di una vana luce, per il poeta pieno d’amore per la poesia ma che non scrive il suo poema, per la donna innamorata dell’amore ma che, non sapendo scegliere, non può divenire; tutti pieni di angoscia, poiché sanno che io li potrei guarire di questa angoscia se permettessi loro di fare quell’offerta che esige sacrificio, scelta e dimenticanza dell’universo. Perché il tal fiore esclude innanzi tutto ogni altro fiore. E tuttavia solo a questa condizione esso è bello. Così avviene per l’oggetto dello scambio. E lo stolto che va a rimproverare a quella vecchia il suo ricamo col pretesto che avrebbe potuto tessere qualcos’altro, preferisce dunque il nulla alla creazione. Così cammino e sento salire la preghiera nell’odore dell’accampamento nel quale tutto matura e si forma in silenzio, lentamente, senza quasi che ci si pensi. Il frutto, il ricamo o il fiore, per divenire, è nel tempo che sono immersi.
Durante le mie lunghe passeggiate ho capito che il valore della civiltà del mio impero non riposa sulla qualità dei cibi ma sulla qualità delle esigenze e sul fervore del lavoro. Questo valore non è dato dal possesso, ma dal dono di sé. E’ civilizzato innanzi tutto quell’artigiano che si ricrea nell’oggetto; in compenso egli diviene eterno, in quanto non teme più di morire. Ma quest’altro che si circonda di oggetti di lusso comperati dai mercanti, non ne trae alcun vantaggio se non ha creato nulla, anche se nutre il suo sguardo di cose perfette. Conosco quelle razze imbastardite che non scrivono più i loro poemi ma li leggono, che non coltivano più la loro terra ma si fondano anzitutto sugli schiavi. Contro di loro le sabbie del Sud preparano incessantemente nella loro miseria creatrice le tribù vive che saliranno alla conquista delle loro provviste morte. Non amo chi è sedentario nel cuore. Quelli che non offrono nulla non divengono nulla. La vita non servirà a maturarli, e il tempo per loro fluisce come una manciata di sabbia disperdendoli. Che cosa offrirò a Dio in loro nome?
Da Cittadella di A. de Saint-Exupérylunedì 18 aprile 2011
Approssimandoci al 21 Aprile - Natale di Roma
L’essenza del segreto può intravvedersi soltanto se, giovandosi di una visione non scolastica e non razionalistica della storia si tien conto che Romolo, pur adottando l’arcaico rito della fondazione, innesta ad essi atti che presentano significati nuovi. Non è sufficiente riconoscere che tale rito, per quanto di origine etrusca, era comune anche al Lazio e alla Sabina. Nel rito del mundus si realizza il principio della eternità dell’Urbe, in quanto nuovamente lo spirito si traduce in azione, in realtà gerarchica. Per chi se ne interessi, rimandiamo a simboli, come le visioni augurali di Romolo sul Palatino, e poniamo in rilievo che Remo, il quale sta a simboleggiare l’elemento «antigerarchico» proprio al periodo decadente del «matriarcato», viola la intangibilità del solco e Romolo lo punisce. Ciò vuole significare la inviolabilità di ciò che ritualmente è consacrato e l’affermazione del nascente spirito guerriero, «olimpico», antiugualitario, sul vecchio spirito orgiastico, comunistico, anarcoide: è il primo atto di giustizia inesorabile, di un senso di subordinazione assoluta ad un ideale superiore di cui da quel momento la civitas sarà la manifestazione vivente. Occorre saper vedere in tutto questo la morale profonda cui sarà conforme la razza di Romolo: quella stessa gerarchia spirituale che governerà l’associazione sacrale/guerriera, si rifletterà nella vita degli individui, per virtù del continuo imperio del principio cosciente, del nous, della mens, sulle attività esterne, sulla pratica della vita.
Secondo l’arcaico rito etrusco, gli àuguri dovevano levarsi dopo la mezzanotte, in silenzio, e attendere l’aurora. Anche Romolo e Remo dunque si levano post mediam noctem: salgono sulle due alture (tabernacula capiunt, templa capiunt): da questo momento il destino di Roma e della sua razza sta per essere segnato. Gli storici e i poeti qui quasi totalmente concordano nel dirci che Remolo salì sul Palatino e Remo sull’Aventino: due luoghi diversi, due simboli opposti, due tradizioni che si scontrano, epperò ancora due razze.
Occorre decidere del nome della nuova città: si chiamerà Roma o Remora? Sarà re Romolo o Remo? Tutti sono intenti, in attesa del responso che deve venire dalla forza stessa del fato. Il disco bianco della luna tramonta: si soffonde il chiarore dell’alba ed ecco il più perfetto degli augurii: l’aquila di Giove si mostra a sinistra - è già il simbolo della regalità «olimpica» proprio alla razza «solare», che si manifesta ai padri dei futuri dominatori dell’Occidente - e mentre si affaccia il disco del sole, ecco volare rapido uno stormo nero. Chi avesse veduto prima dodici avvoltoi, quegli avrebbe regnato. Primo è Romolo, al biancheggiare del giorno; il popolo esulta: Romolo è consacrato re, sacerdote e duce: è il lare primo, il padre della nuova razza.
E che sia un autentico capostipite lo dimostra la tecnica sacerdotale della fondazione. Egli, consapevole dell’antico rito etrusco, appreso attraverso i segreti libri liturgici - come si legge in Catone, in Servio, in Festo e in Gellio - iniziato a una spiritualissima scienza sacra che completava in lui il guerriero e il fondatore di civiltà, tratti gli auspici, offerto il sacrificio, acceso il fuoco rituale, scavata la fossa circolare, il mundus, e gettatovi il pugno di terra cui era simbolicamente e realmente legata l’anima degli avi, iniziava la possente e misteriosa vita della terra patrum, della terra dei padri, della patria, ossia della terra cui sarà legato il destino della razza.
A suggellare il legame del nume indigete con il centro spaziale della nuova città, ossia a fine di legare al luogo la forza dello spirito, onde il luogo contenga una sua forza «demonica» di patria, di luogo sacro, di effettiva eternità, una larga pietra, il lapis manalis, chiude la bocca della fossa. Viene così costituito il «mondo-infero», che deve accogliere le anime, non i corpi dei trapassati, e donde tre volte l’anno essi emaneranno nel mondo della vita. Allato al mondo infero, vengono erette una colonna di forma conica ed una piramide: ambedue sono sacre ai manes del capostipite e vengono consacrate ai suoi eroismi. È dunque una forza immortale che si sposa alla terra la quale perciò sarà anch’essa immortale. Dopo l’assunzione nel ciclo divino, il fondatore, spiritualmente vivo nel mondo infero, sarà venerato dalla città quale figlio degli Dèi, nume tra i numi, auctor, eroe e parente della nuova stirpe.
Consacrati il mondo infero e quello superno, si procede alla costituzione rituale della topografia della città, sempre in ordine a un antico segreto cerimoniale che Romolo ben conosce. Del cerimoniale non conosciamo che la modalità esteriore, ma anch’essa, per chi sa intendere, ha un linguaggio. Il duce, in candida clamide e il capo velato, secondo il costume sacerdotale, aggiogati all’aratro un bue e una vacca bianchi e robusti, discende dalla collina, seguìto dai compagni silenziosi, ed invocando con misteriose formule di propiziazione il favore delle forze divine comincia a tracciare il solco rituale, badando che all’interno, dalla parte della città, sia la vacca, immagine della fertilità, e fuori, dalla parte della campagna, il bue, emblema della forza. Nel condurre il solco egli, là dove vuole le porte, alza l’aratro, così che non tocchi terra. Poi alzerà le mura di cinta, seguendo la linea del solco, e fuori, rasente le mura, scaverà il fosso di circonvallazione: di qua e di là i due pomeri: uno interno e l’altro esterno: due spazi di terra che non si possono arare né abitare, voluti sgombri e liberi, a scopo di vedetta e di difesa. Le mura sacre qui sorgeranno e nessuno potrà da allora modificarne l’ampiezza e restaurarle senza il permesso dei Pontefici. Ai confini si porranno i titoli dedicati al Dio Termine.
Tracciati i limiti della città, date ai padri le case secondo la designazione della sorte, divulgati i diritti, il duce, seguìto da tutti i compagni, riguadagna la sommità. Indi, gridato il nome divino della città che viene ripetuto a gran voce tre volte dai padri, immola il bianco giovenco con la vacca sull’ara del sommo Giove. Imbandiscono poi le mense e le feste durano nove giorni. Gli oggetti adoperati nel rito della fondazione dell’Urbe si ripongono come sacre nel mundus.
Questo complesso rituale onde Roma, a detta di Ennio, viene fondata con «augusto augurio», contiene i motivi fondamentali che daranno senso d’eternità alla razza, alla città e al suo imperio: esso è l’aspetto cerimoniale di una tecnica segreta mirante ad aggiogare gli eventi secondo un’unica direzione, quella dell’Urbe nascente. È l’iniziale vittoria della razza di Roma sul fato, per un ciclo nuovo dell’Occidente. Tale sarà da allora il significato del Dies natalis Urbis Romae. La fondazione di Roma è dunque un atto costruttivo che muove da un ordine di interiore necessità: essa, mentre è la conseguenza di un trattato religioso tra coloro che dovranno abitarla, in quanto rappresenterà il santuario del culto comune, deve ritualmente costituirsi come causa di cause, come punto di partenza, come motivo radicale di un organismo futuro. È un seme nel seno della terra e, come seme, deve contenere la forza della generazione.





