Dal 1° Febbraio, Aurhelio contribuirà al nuovo blog
http://azionepuntozero.blogspot.com
idee, spunti, informazioni e riflessioni sugli eventi nel comprensorio del litorale a nord di roma

lunedì 8 febbraio 2010

Appuntamenti Raido

Cinque appuntamenti importanti e formativi



Sabato 20 Febbraio, ore 18

KULTUR KAMPF, La battaglia delle idee contro il nulla che avanza
Con Gabriele Adinolfi, Mario Michele Merlino e Comunità Militante di Raido

Sabato 27 Febbraio, ore 18
Il Fascio e la Mezzaluna - I rapporti tra Fascismo e Islam.
Interviene il Dott. Stefano Fabei, autore del libro edito da Mursia.

Domenica 28 Febbraio,
Terranuova Bracciolini, Cicogna 27/E (AR), ore 10,30

BERTO RICCI, L'Ortodossia della Trasgressione, Maurizio Rossi
Comunicazioni sulla Fondazione RSI, a cura dell'Ing. Arturo Conti
per info: fondazionersiroma@gmail.com


Sabato 6 Marzo, dalle 21
CONCERTO - La Musica che non si è Arresa, con Francesco M.

Sabato 26 Marzo, ore 18
LE TRE PROVE LEGIONARIE, con la Comunità Militante di Raido

domenica 7 febbraio 2010

Io non Scordo.....

domenica 31 gennaio 2010

Dalla parte dei vinti


Di Piero Buscaroli, genero di Franz Pagliani (primario chirurgo e giudice speciale a Verona), è nelle librerie
"Dalla parte dei vinti - Memorie e verità del mio Novecento", Mondadori, p. 522 € 24.

Dal risvolto di copertina:

" Nonostante sia trascorso più di mezzo secolo dal crollo del fascismo e dalla fine del secondo conflitto mondiale, siamo davvero convinti di sapere come andarono effettivamente le cose? Il tanto discusso dopoguerra italiano può considerarsi concluso? Piero Buscaroli, musicologo, scrittore e giornalista, ha deciso di aprire a sua valigia di carte, documenti inediti e ricordi... 'interpretazione di eventi come la congiura del 25 luglio, la issoluzione militare e civile dell'8 settembre, l'occupazionetedesca e i crimini dei vincitori, ci restituisce l'immagine di un Buscaroli schierato a vita, cittadino coatto di una ex nazione... Per Buscaroli il revisonismo delle verità osteggiate e sepolte dal pregiudizio ideologico, si è fatto imperativo morale, mentre lo spirito di contraddizione da cui si sente mosso, diventa strumento essenziale di libertà... In una felice mescolanza di cronaca giornalistica e di documento storico, "Dalla parte dei vinti" riesce a unire alla scrupolosa ricostruzione di fatti decisivi dell'ultimo cinquantennio (tra cui i nefasti della strategia della tensione n.d.r.) il ritmo appassionato del pamphlet politico.Che farà discutere." Se vi può far piacere, Buscaroli scrisse a Gianfranco Fini: "Sei proprio un maiale, e Via della Scrofa è il tuo indirizzo appropriato... Ti maledico in nome dei Morti e dei Vivi."

venerdì 29 gennaio 2010

Raido n.38 [Speciale Scuola di Mistica Fascista]

Anno XIV n. 38 - Solstizio d’Inverno 2009

Editoriale:
Il cuore oltre l’ostacolo

Militia:
Le tre prove legionarie

Speciale Scuola di Mistica Fascista:
Mistica Fascista, la rivoluzione del pensiero mitico
di Luca Leonello Rimbotti

Niccolò Giani
di Guido Giraudo

La prima linea della rivoluzione
di Maurizio Rossi

Sul concetto di Mistica Fascista
di Julius Evola

Sul Palatino dove traspira il vento
di Mario Michele Merlino

La consegna del Duce
di Benito Mussolini

Perchè siamo dei mistici
di Fernando Mezzasoma e Niccolò Giani

Funzione mistica nella dinamica della rivoluzione fascista
di Guido Pallotta

Volontà di costruire
di Gastone Silvano Spinetti

La costante eroica della vita
di Havis de Giorgio

Cuib Femminile:
Comprensione e complicità

Pillole antimoderne:
Marrazzo
L’ontopsicologia

Attività

Recensioni

€5 ACQUISTALO QUI!

(DA DOMANI, IN OCCASIONE DEL CONVEGNO, DISPONIBILE DA RAIDO!)

venerdì 22 gennaio 2010

La scuola di mistica fascista 1930 - 1943

Niccolò Giani e la Scuola di Mistica Fascista

Il libro:
La Scuola di Mistica fascista nacque a Milano nel 1930 su iniziativa di Niccolò Giani (1909-1941) e con l’appoggio di Arnaldo Mussolini. Obiettivo: creare, educare e rendere operativa la futura classe dirigente che avrebbe condotto alla rinascita dell’Italia. Fino al 1940 fu una sorta di laboratorio di idee, poco connesso con la politica del fascismo; ma, in occasione del suo decennale, i mistici fascisti uscirono allo scoperto aggregando un grande numero di intellettuali e studiosi: Julius Evola, Vito Mussolini, Fernando Mezzasoma, Berto Ricci, Nino Tripodi, Ruggero Zangrandi, Guido Pallotta, Armando Carlini ed Enzo Paci. Ripercorrendo la storia della Scuola e dello sviluppo del pensiero fascista, le sue radici filosofiche, il contributo di Giovanni Papini e Julius Evola e le conseguenze sul piano politico, emerge la vicenda personale del fondatore e poi direttore di Mistica, Niccolò Giani, tenente degli Alpini e medaglia d’oro al valor militare, che in nome dei suoi ideali cadde sul fronte greco-albanese il 14 marzo 1941.


L'Autore: Tomas Carini, nato nel 1973, si è laureato in Filosofia a Torino ed è key account manager in una multinazionale del settore energetico. Ha pubblicato La «religione civile» della Scuola di Mistica fascista in Esoterismo e Fascismo. Storia, documenti, interpretazioni (2006) e ha curato il volume di Julius Evola La Scuola di Mistica fascista. Scritti su mistica, ascesi e libertà (1940-41) (2009).

Autore: Tomas Carini, Pagine: 294, Anno: 2009, Mursia Editore, Prezzo 19.00.

disponibile su www.raido.it

mercoledì 6 gennaio 2010

“SANGUE PAZZO” E LA STORIA TRAVISATA

Cinema e passato all’inizio del secondo millennio

Già in altre occasioni c’eravamo occupati di quel filone del cinema nostrano che, guardando ai fatti del passato, ha tentato di “interpretarlo” alla luce del “nuovo” atteggiamento politico sorto sulle ceneri del sistema partitocratico della Prima Repubblica italiana.Caduto il muro di gomma dell’antifascismo di Stato di ciellenistica memoria, si sono aperti spazi interpretativi del nostro recente passato fino a qualche anno fa impensabili. Il lungometraggio sulle foibe – che tanti ingenui applausi ha suscitato tra i “mezzo-colonnelli” della destra di Governo – e altre piccole “attenzioni” al tragico ed eroico periodo della Seconda Guerra Mondiale, sono il frutto di questo nuovo “vento”. Un “vento” che, lontano da nuove interpretazioni, ha solo riproposto in chiave “democratica” la stessa pastoia di disinformazione storica a cui siamo abituati da quasi settant’anni.Proprio per questo, non abbiamo voluto commentare le “Serie TV” ambientate durante il Regime o la RSI, come abbiamo sorvolato di interessarci ai lungometraggi come Vincere di Marco Bellocchio – che passerà alla storia per la splendida “pelliccia” inguinale esibita dalla bellissima Giovanna Mezzogiorno – o come Il Sangue dei Vinti di Michele Soavi, un buon romanzo televisivo, lontano anni luce dal giornalistico – ma reale – libro di Pansa, che ha avuto la funzione di trasmettere un messaggio qualunquistico: non solo i fascisti della RSI erano dei criminali, anche i partigiani lo erano. Per questo, chi non si schierò, chi rimase in casa ad aspettare gli eventi – o i “liberatori” che dir si voglia – chi assistette impassibile alla tragedia che seppellì l’Italia, ebbene costoro – in fin dei conti – erano coloro che avevano fatto la “non-scelta” giusta. Ci avevano visto lungo. E, in democrazia, si sa, il proprio tornaconto personale è quello che vale… Per fortuna italica, un non-democratico come Dante pensò bene di giudicare gli ignavi per quello che sono.In una piovosa serata di gennaio, abbiamo avuto la malaugurata sorte di vedere Sangue Pazzo di Marco Tullio Giordana, un lungometraggio finanziato – tra gli altri – dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con 1.400.000 Euri…Sangue Pazzo dovrebbe raccontare la storia di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, i due attori fucilati dai partigiani il 30 aprile 1945, a Milano, per odio politico.Un lavoro che ha destato qualche malumore a sinistra, i cui “gendarmi” non hanno compreso come mai il “compagno” Giordana si sia interessato di quei due “fascisti”, semplici “balordi”, “giustiziati” dagli eroici partigiani. Che bisogno c’era di ricordare le fucilazioni delle “radiose giornate”? Comunque sia, il fatto che nessun consulente storico è stato chiamato a “sorreggere” scientificamente questo lungometraggio, la dice lunga sull’intera storia propinataci da Giordana. In questa sede non vogliamo criticare Sangue pazzo dal punto di vista del “prodotto finale” – non siamo esperti di cinema e non ci interessa farlo – anche se la dozzina di analessi che spezzano grossolanamente il racconto pregiudicano tutto il lavoro.Quello su cui vogliamo far riflettere è come la vita di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida è stata presentata e quanta “fantasia” è stata ab-usata per intrecciare una storia che di storico ha solo i corpi sventrati dai mitra partigiani dei due attori.Un lungometraggio di fantasia, un “romanzo” verrebbe da dire. Ma no, non siamo tipi del genere. “Romanzo di fantasia” è stato bollato dagli antifascisti il lavoro di Pansa. Noi vogliamo invece sapere perché sono stati inventati personaggi – di primo piano – che con la storia, quella vera, non c’entrano nulla. E’ pur vero che per trovare antifascisti nel Ventennio bisognava inventarli. E Giordana lo fa, con stile sessantottino. Ed ecco il “bel” Golfiero: regista antifascista, naturalmente con tendenze omo-progressiste; Conte “illuminato” cui il Regime, chissà perché, non finanzia i progetti; che finisce – nessuno sa perché – al confino; che, immancabilmente, diventa partigiano e del quale – grossolanamente – si innamora la Ferida!Nulla di tutto ciò è vero. Ma che importa? La Resistenza non è, prima di tutto, un mito?Valenti è presentato come un uomo degradato, un cocainomane perso, un giullare di corte. Nulla più. La Ferida come un’ingenua illusa d’amore, che si degrada progressivamente più si va avanti con la storiella.Ma dove ci si sbizzarrisce è, naturalmente, nell’ambito sessuale, una costante di tutto il lungometraggio: il sesso pervertito, di stile pasoliniano si direbbe! Le scene dell’“impacco” vaginale di cocaina e quelle della Ferida che si diletta in un rapporto lesbo con l’amante di Pietro Koch per procurare morfina a Valenti, lasciano davvero di stucco.Fino a tanto si doveva scendere?Scene che ricordano più la modernità che quel lontano passato. Scene che sembrano tratte dalle vite dei politici attuali, quelli democratici per intenderci, non dalle vite di personaggi del Ventennio.Sembra un mondo popolato da maniaci sessuali, con il Direttore generale della cinematografia del Regime che, secondo il copione, s’innamora della Ferida e fa registrare gli amplessi della “regina del cinema”, manco fossimo nella DDR!Vogliamo parlare di Valenti che, sempre secondo Giordana, avrebbe accettato di visitare i feriti militari della RSI solamente per sottrarre loro la morfina di cui avevano bisogno?Che personaggio è questo? Il “male assoluto” finiano, certamente.Non poteva mancare Pietro Koch, dipinto come un impotente schizzofrenico, libidinoso, che entra nella storia assassinando con freddezza folle un infermiere che spacciava in privato – senza rendergli conto – della morfina. Tutto falso, ma verosimile e ciò basta.“Dilettevoli” le critiche al cinema della RSI – da che pulpito viene la predica! – e le lodi all’opera dell’ex-regista del Regime Rossellini, poi virtuoso antifascista, per il suo Roma città aperta – questo sì, lungometraggio di propaganda! – che uscì, però, nel settembre 1945 ed ebbe scarsissimo successo, fin quando non fu pompato dagli agit-prop comunisti per mere esigenze politiche: soffiare sull’odio, speculare sui morti.Immancabile la scena dell’uccisione da parte delle Brigate Nere di alcuni civili, tra cui una giovane promessa sposa cui viene rubata – naturalmente – la collanina. Una scena del tutto decontestualizzata dalla storia, che ha solo il fine di indicare, ancora una volta, il “male assoluto”. Perché vengono assassinati quei civili? Nessuno lo sa, ma non importa. I fascisti uccidevano per uccidere, senza un motivo. Una scena che serve. Serve a far vedere l’eroismo di due partigiani che, solitari ma indomiti, intervengono eroicamente uccidendo tutti i brigatisti neri. Chissà perché nella storia della Resistenza scene del genere non si sono mai verificate. Ma non importa tutto ciò. Ciò che importa, ancora una volta, è il messaggio.Che cosa dire di Valenti che, una volta consegnatosi ai ribelli, collabora con essi?Non vogliamo qui fare la vera storia di Valenti e Ferida. Sappiano i denigratori che entrambi aderirono alla RSI con convinzione di fare il bene della Patria. Sarebbe bastato leggere il fascicolo di Luigi Cazzadori, Osvaldo Valenti e Luisa Ferida. Gloria, processo e morte dei due divi dal Fascismo alla RSI (NovAntico Editrice, 1998), per avere un’altra considerazione dei due sventurati attori italiani. Per scrivere tutt’altra storia. Dove la diffamazione non avrebbe avuto posto.Vogliamo, in questa sede, ricordare le parole del Comandante partigiano Giuseppe Marozin, alla cui banda Valenti e Ferida si consegnarono consapevoli che nulla poteva essere loro imputato. Il responsabile dell’esecuzione della Ferida dichiarò, nel corso del procedimento penale a suo carico per quell’episodio: «La Ferida non aveva fatto niente, veramente niente». Marozin affermò anche in sede processuale che il futuro Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini aveva avuto pesanti responsabilità morali nell’uccisione della Ferida e di Valenti: «Quel giorno – 30 aprile 1945 – Pertini mi telefonò tre volte dicendomi: “Fucilali, e non perdere tempo!”». Tanto vi sarebbe ancora da approfondire. Quelli dei due attori furono solo due delle centinaia e centinaia di corpi che transitarono, in quei giorni di maggio, per l’obitorio di Milano. Vittime di una barbara follia politica. Di un’orgia di sangue senza precedenti nella storia d’Italia. Di una vergogna, questa sì “assoluta”.Di fronte alla miscela di sesso e cocaina propinataci dal cinema – degna, ripetiamo, più di un lungometraggio sui politici attuali – il sacrificio di Valenti e Ferida si erge come un monumento sulle macerie morali degli uomini. I due attori italiani andarono incontro alla morte “a causa della loro natura romantica” e Valenti – come disse il Comandante Marozin, che di morti se ne intendeva – morì «da coraggioso», riscattando con l’esempio di una scelta le debolezze borghesi.Un lungometraggio su Valenti e su Ferida deve essere ancora fatto. E sarà fatto. Avrà per titolo, caro Giordana, Per l’onore d’Italia!

Pietro Cappellari

Ricercatore Fondazione RSI – Istituto Storico (Terranuova Bracciolini)Membro del Comitato scientifico del Centro Studi Militari della RSI (Latina)

lunedì 28 dicembre 2009

Prossimi appuntamenti Raido






30 Gennaio

domenica 27 dicembre 2009

GAZA VIVE!


Nell'anniversario dell'inizio dell'operazione piombo fuso,

ricordiamo il sacrificio dei miliziani e dei civili palestinesi della striscia di Gaza.

Fuori l'invasore sionista dalla Palestina!

venerdì 18 dicembre 2009

Solstizio d'Inverno - 21 Dicembre













































Vi sono riti e feste, sussistenti ormai solo per consuetudine nel mondo moderno, che si possono paragonare a quei grandi massi che il movimento delle morene di antichi ghiacciai ha trasportato dalla vastità del mondo delle vette giù, fin verso le pianure.
Tali sono, ad esempio, le ricorrenze che come Natale ed anno nuovo rivestono oggi prevalentemente il carattere di una festa familiare borghese, mentre esse sono ritrovabili già nella preistoria e in molti popoli con un ben diverso sfondo, compenetrate da un significato cosmico e universale. Di solito, passa inosservato il fatto che la data del Natale non è convenzionale e dovuto solo ad una particolare tradizione religiosa, ma è determinata da una situazione astronomica precisa: è la data del solstizio d’inverno.
E proprio il significato che nelle origini ebbe questo solstizio andò a definire, attraverso un adeguato simbolismo, la festa corrispondente. Si tratta, tuttavia, di un significato che ebbe forte rilievo soprattutto in quei progenitori delle razze indoeuropee, la cui patria originaria si trovava nelle regioni settentrionali e nei quali, in ogni caso, non si era cancellato il ricordo delle ultime fasi del periodo glaciale. In una natura minacciata del gelo eterno l’esperienza del corso della luce del sole nell’anno doveva avere un’importanza particolare, e proprio il punto del solstizio d’inverno rivestiva un significato drammatico che lo distinguerà da tutti gli altri punti del corso annuale del sole. Infatti, nel solstizio d’inverno, il sole, essendo giunto nel suo punto più basso dell’eclittica, la luce sembra spegnersi, abbandonare le terre, scendere nell’abisso, mentre ecco che invece essa di nuovo si riprende, si rialza e risplende, quasi come in una rinascita. Un tale punto valse, perciò, nei primordi, come quello della nascita o della rinascita di una divinità solare. Nel simbolismo primordiale il segno del sole come “Vita”, “Luce delle Terre”, è anche il segno dell’Uomo. E come nel suo corso annuale il sol e muore e rinasce, così anche l’Uomo ha il suo “anno”, muore e risorge. Questo stesso significato fu suggerito, nelle origini, dal solstizio d’inverno, a conferirgli il carattere di un “mistero”. In esso la forza solare discende nella “Terra”, nelle “Acque”, nel “Monte” (ciò in cui, nel punto più basso del suo corso, il sole sembra immergersi), per ritrovare nuova vita. Nel suo rialzarsi, il suo segno si confonde con quello de “l’Albero” che sorge (“l’Albero della Vita” la cui radice è nell’abisso), sia “dell’Uomo cosmico” con le “braccia alzate”, simbolo di resurrezione. Con ciò prende anche inizio un nuovo ciclo, “l’anno nuovo”, la “nuova luce”. Per questo, la data in questione sembra aver coinciso anche con quella dell’inizio dell’anno nuovo (del capodanno). È da notare che anche Roma antica conobbe un “natale solare”: proprio nella stessa data, ripresa successivamente dal cristianesimo, del 24-25 dicembre essa celebrò il Natalis Invicti, o Natalis Solis Invicti (natale del Sole invincibile).
In ciò si fece valere l’influenza dell’antica tradizione iranica, da tramite avendo fatto il mithracismo, la religione cara ai legionari romani, che per un certo periodo si disputò col cristianesimo il dominio spirituale dell’Occidente. E qui si hanno interessanti implicazioni, estendendosi fino ad una concezione mistica della vittoria e dell’imperium.
Come invincibile vale il sole, per il suo ricorrente trionfare sulle tenebre. E tale invincibilità, nell’antico Iran, fu trasferita ad una forza dall’alto, al cosiddetto “hvareno”. Proprio al sole e ad altre entità celesti, questo “hvareno” scenderebbe sui sovrani e sui capi, rendendoli parimenti invincibili e facendo si che i loro soggetti in essi vedessero uomini che erano più che semplici mortali. Ed anche questa particolare concezione prese piede nella Roma imperiale, tanto che sulle sue monete, spesso ci si riferisce al “sole invincibile”, e che gli attributi della forza mistica di vittoria sopra accennata si confusero non di rado con quelli dell’Imperatore.
Tornando al “natale solare” delle origini, si potrebbero rilevare particolari corrispondenze in ciò che ne è sopravvissuto come vestigia, nelle consuetudini della festa moderna. Fra l’altro un’eco offuscata è lo stesso uso popolare di accendere sul tradizionale albero delle luci nella notte di Natale. L’albero, come abbiamo visto, valeva infatti come un simbolo della resurrezione della Luce, di là della minaccia delle notte. Anche i doni che il Natale porta ai bambini costituiscono un’eco remota, un residuo morenico: l’idea primordiale era il dono di luce e di vita che il Sole nuovo, Il “Figlio”, dà agli uomini. Dono da intendersi sia in senso materiale che in senso spirituale.
[…] Avendo ricordato tutto ciò, sarà bene rilevare che batterebbe una strada sbagliata chi volesse veder qui una interpretazione degradante tale da trascurare il significato religioso e spirituale che ha il Natale da noi conosciuto, riportando all’eredità di una religione naturalistica e per ciò primitiva e superstiziosa. […] Una “religione naturalistica” vera e propria non è mai esistita se non nella incomprensione e nella fantasia di una certa scuola di storia delle religioni […] oppure è esistita in qualche tribù di selvaggi fra i più primitivi. L’uomo delle origini di una certa levatura non adorò mai i fenomeni e le forze della natura semplicemente come tali, egli li adorò solo in quanto e per quel tanto che essi valevano per lui come delle manifestazioni del sacro, del divino in genere. […] la natura per lui non era mai “naturale”. […] Essa presentava per lui i caratteri di un “simbolo sensibile del sovrasensibile”. […] Un mondo di una primordiale grandezza, non chiuso in una particolare credenza, che doveva offuscarsi quando quel che vi corrispose assunse un carattere puramente soggettivo e privato, sussistendo soltanto sotto le specie di feste convenute del calendario borghese che valgono soprattutto perché si t ratta di giorni in cui si è dispensati dal lavorare e che al massimo offrono occasioni di socievolezza e di divertimento nella “civiltà dei consumi”.

Tratto da juliusevola.it

giovedì 17 dicembre 2009




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