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martedì 2 aprile 2013

“Indirizzi per l’Azione Tradizionale. Scritti di educazione e formazione militante”

Reperibile presso il Centro Studi Aurhelio:

Indirizzi per l’Azione Tradizionale 
Scritti di educazione e formazione militante RAIDO76 pp. – 8,00 €

Gaetano Alì
«Maestro è colui che conosce la strada per averla percorsa, e Gaetano è stato per tutti quanti noi maestro e guida. Prima di tutto per le sue doti umane, per la sua capacità di amore per il fratello e dedizione alla causa; e poi per l’eccezionale conoscenza dottrinaria, nutrita di sapienza meditante e di studio approfondito dei testi tradizionali, dove la lettura diventa distillato di conoscenze. Il suo più grande merito è stato, in questi lunghi anni, quello di averci tolto ogni illusione, aprendoci gli occhi e sostituendo ai sogni le certezze. Ci ha mostrato gli indubbi limiti dell’attività politica e l’inconsistenza delle velleità rivoluzionarie ad essa legate; proponendoci l’alternativa percorribile dell’azione tradizionale»


Estratto dalla Premessa
«Gli articoli che compongono questa pubblicazione, apparsi sulla rivista ‘Heliodromos’ a partire dal 1979 e firmati con degli pseudonimi, sono stati selezionati in collaborazione con la comunità dei “Centri Studio di Formazione Tradizionale Heliodromos” per la natura politico – militante e per la peculiarità formativa e pedagogica dei contenuti [...] al termine degli articoli di Gaetano, abbiamo inserito una postfazione curata dalla Comunità Militante Raido sul metodo di azione tradizionale, per evidenziare quella natura prospettica [...] per ribadire l’importanza della tramandazione tra le generazioni, la continuità tradizionale tra chi lascia e chi ha il dovere di proseguire»

fonte: AzioneTradizionale

venerdì 22 marzo 2013

Santa Severa tra leggenda e realtà storica ...


Segnaliamo una novità editoriale molto importante per il nostro territorio, ne abbiamo ricevuto una copia in regalo con dedica da parte del Direttore del Museo Dott. Flavio Enei. L'opera è di una straordinaria meticolosità e raccoglie moltissime informazioni, foto e ricerche. Abbiamo dunque il piacere di presentare questa bella novità .... 




Cari Amici,
finalmente dopo anni di lavoro è uscito il volume “Santa Severa tra leggenda e realtà storica. Pyrgi e il Castello di Santa Severa alla luce delle recenti scoperte” del quale vi allego la copertina. Si tratta di un volume che raccoglie i risultati degli scavi di recupero svolti nell’ultimo decennio in occasione dei lavori di restauro del Castello di Santa Severa.
Per la prima volta è stato possibile esplorare con metodo stratigrafico alcuni piccoli ma significativi settori dell’enorme deposito archeologico situato all’interno del castrum romano, edificato sulla città etrusca nel III secolo a.C., sul quale si è sviluppato in seguito l’insediamento medievale.
L’opera, che ospita i contributi di numerosi studiosi, si propone di presentare subito una prima informazione sui principali dati emersi dalle ricerche e una nuova lettura delle millenarie vicende storico-archeologiche vissute da questi luoghi. Gli scavi hanno permesso di scoprire una straordinaria continuità di frequentazione del sito, ininterrotta a partire almeno dall’età del ferro, iniziando finalmente a gettare luce anche sulle fasi tardo antiche ed alto medievali che fino ad oggi erano rimaste di fatto sconosciute. In particolare è stato possibile giungere alla sensazionale scoperta della chiesa paleocristiana di Santa Severa che, insieme al suo battistero, costituisce una delle più antiche presenze cristiane nel litorale nord di Roma e nell’intera Etruria marittima.
Il volume è stato pubblicato dal Comune di Santa Marinella (Museo Civico) con i fondi del Piano Musei 2011. E’ presentato da Cecilia D’Elia (Assessore alle Politiche Culturali, Vicepresidente della Provincia di Roma), Roberto Bacheca (Sindaco di Santa Marinella), Rita Cosentino (Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale), Letizia Ermini Pani (Presidente della Società Romana di Storia Patria). Il libro è in formato A 4 a colori con 415 pagine, corredato da 786 illustrazioni.
Stiamo cercando di organizzare affinché la prima presentazione del volume avvenga nel mese di maggio in occasione dell’auspicata prima riapertura del Castello di Santa Severa da parte della Provincia e della nuova amministrazione regionale. Sarà inviato apposto invito.

Cari Saluti a tutti da Pyrgi
Flavio Enei

mercoledì 27 febbraio 2013

Raido: Quaderno 1 - “Il Mondo della Tradizione”

Si riparte con l'attività di formazione tradizionale presso il centro studi aurhelio.

PREFAZIONE ALLA TERZA EDIZIONE
Sono passati alcuni anni da quando, poco dopo il Natale di Roma del 1997, abbiamo dato vita a questo scritto. Erano i primi anni di Raido, si organizzavano le prime iniziative culturali e l’entusiasmo che permeava ogni attività militante era palpabile: un fuoco che necessitava di manifestarsi. Il quaderno n. 1 della collana La formazione del Militante della Tradizione nasceva all’insegna di questo clima, con l’esigenza di essere uno strumento in grado di offrire al giovane militante più di un momento di riflessione. Lo scopo prefissato era risvegliare l’interesse per la Tradizione e favorire, attraverso un’introduzione alla dottrina, quel processo di conoscenza necessario alla crescita personale. Da sempre, infatti, abbiamo precisato come l’approfondimento culturale sia indispensabile all’interno del percorso di formazione tradizionale, approfondimento che, lungi dall’essere un inutile esercizio accademico, sia in grado di conferire consapevolezza e cognizione di causa all’azione militante. Quest’ultima, non ci stancheremo mai di ripeterlo, resta il principale metro di giudizio, visto che è lo stile e non i titoli, gli studi, o semplicemente le parole, a caratterizzare un uomo e la sua condotta esistenziale.
Rispetto a ieri, oggi nulla è cambiato in questo senso. Sicuramente gli anni di attività ed esperienze trascorsi ci hanno permesso di consolidare e migliorare il lavoro per il fronte della Tradizione e la voglia di lottare in funzione della Verità e della Giustizia, il fuoco che allora bruciava nei nostri cuori, quel fuoco che ha dato vita alla comunità militante di Raido più di quindici anni fa, oggi è quanto mai forte ed intenso.
Cambiamenti, invece, e non poteva essere altrimenti, sono avvenuti all’interno della società moderna, o meglio abbiamo assistito ad un’accelerazione a ritmi vertiginosi tesa al consolidamento della visione del mondo individualista, materialista e desacralizzata. E ciò ha reso ancora più evidente come il mondo moderno, col suo equilibrio terribilmente instabile, sia ormai diretto al capolinea. Il che, tuttavia, non deve trarre in inganno, inducendo a pensare che le cose andranno a migliorare in maniera “naturale”. Tutt’altro: lo sforzo per vivere in maniera retta la fase finale di quest’epoca, richiederà sempre più forza di volontà e coraggio per resistere alle vorticose correnti della decadenza, sarà necessaria quella “linea di maggior resistenza” che indica Evola per formare un “carattere” che orienti la vita verso un reale rinnovamento spirituale. Ed allora come è necessaria la virtù affinché un uomo rimanga in piedi in un mondo in rovina, virtù da vivificare quotidianamente attraverso l’impegno militante, nel contempo è fondamentale avere saldi e precisi punti di riferimento, una bussola che indichi il “nord” del proprio cammino. Per noi, oggi come allora, la Tradizione è il riferimento, la stella polare che permette di orientarsi nella notte scura e il quaderno n. 1, giunto alla sua terza edizione, vuole rappresentare un’introduzione senza pretese alla sua dottrina, il punto di partenza di un percorso di scoperta e conoscenza tanto affascinante quanto impegnativo. Questa pubblicazione, ne siamo convinti, è un contributo a disposizione di chi crede possibile un’esistenza diversa da quella “moderna”, un’esistenza retta dai valori di Verità e Giustizia, di Onore e Fedeltà, dove ha ancora un senso la parola data e la capacità di rinunciare ai propri interessi per un bene comune, dove non è il falso ed ipocrita sentimentalismo a regolare i rapporti tra gli uomini, ma l’Amore virile di chi considera la vita un dono prezioso che non deve essere sprecato.
Uno scritto, quindi, diretto a chi sente il bisogno di ribellarsi all’ingiustizia ed alla menzogna e che “apre” la collana La formazione del militante della Tradizione la quale comprende altri tre quaderni, di cui il secondo già disponibile mentre gli altri lo saranno a breve. Scopo della collana, lo accenniamo, è di esporre un metodo operativo che aiuti a formare il singolo secondo i principi tradizionali, un metodo che conferisce particolare importanza sia al ruolo della comunità e sia agli aspetti che devono caratterizzare la vita di ogni militante nella sua completezza. La comunità, infatti – come insieme di uomini che dotati di un comune sentire vivono in armonia, serenità ed equilibri – è il luogo in cui si esplica il confronto costruttivo, strumento grazie al quale ognuno, togliendo la maschera dei propri pregiudizi, rivedendo aspetti del proprio carattere, sostenendo chi ha sbagliato e vuole riscattarsi, concorre a realizzare un unico progetto in cui a prevalere non è l’inclinazione o l’opinione personale, ma l’azione che il gruppo ha deciso di compiere. Gli aspetti che devono caratterizzare la vita di ogni militante, invece, si delineano attraverso l’attenzione costante che deve essere posta in ogni attività condotta, è l’attenzione che ben esplicita l’intenzione ed illumina il gesto, è lo sforzo richiesto nell’affermare sempre, indipendentemente dal contesto in cui il militante si trova (lavoro, famiglia, sezione o associazione, amici, ecc.), uno stile retto, ventiquattrore al giorno e 365 giorni l’anno; un modo concreto per imparare ad essere coerenti, per ridurre la distanza tra ciò che si dice di essere e ciò che si fa nell’esistenza quotidiana. D’altronde l’adesione ai valori della Tradizione per essere reale e tangibile, deve essere vissuta in maniera integrale e totale1.
In conclusione, è giusto esprimere un ringraziamento nei confronti di chi, confermandoci simpatia ed entusiasmo, ha ritenuto opportuno utilizzare questo scritto come vademecum in gruppi di studio di giovani militanti e a quanti negli anni si sono prodigati per la sua diffusione, permettendone numerose traduzioni ed edizioni anche al di fuori dei confini nazionali. E’ un’ulteriore conferma della bontà di questo lavoro2.
In alto i cuori!
Roma, equinozio di primavera 2010

Note
1 Abbiamo accennato a quello che è giusto definire un vero e proprio metodo operativo applicato all’interno della comunità di Raido, metodo approfondito in particolare nel quaderno n. 3 laddove, oltre a quanto sopra menzionato, ne sono evidenziate altre caratteristiche. Tra queste, senza poter essere esaurienti, ricordiamo: la necessità di qualificarsi sul piano militante (eccellendo in qualcosa, anche in base alle proprie attitudini ed esperienze), il rispetto della gerarchia (gerarchia che si fonda sulla maggiore o minore adesione ai valori tradizionali, adesione testimoniata dallo stile di vita del militante: ognuno si colloca nel posto che gli compete sulla base di questo principio. Altra cosa è il gerarchismo, che ovviamente non ci appartiene), la costanza nella militanza (ritmo quotidiano, settimanale, mensile; non esistono impegni portati avanti come momentanee fiammate, ma esiste la costanza della militanza inesorabile, implacabile, una “goccia cinese” che permette di lavorare sul proprio carattere. Militanza intesa come tenuta nel tempo), il rispetto dell’impegno preso e della scadenza prefissata (prendersi impegni e portarli avanti senza il rispetto di una scadenza è inutile sul piano formativo; il limite temporale impone lo sforzo e l’impegno ad essere uomini d’onore, che a ciò che dicono danno seguito nell’operato), il principio della responsabilizzazione (mettersi in gioco sempre, attivarsi come se per ogni attività intrapresa si è responsabile e non semplice esecutore. Attitudine quindi ad essere a disposizione, al donarsi, all’anteporre l’interesse comune a quello personale, una visione globale ad una parziale) ed altro ancora per la lettura di cui rimandiamo allo specifico quaderno.
2 E’ probabile che la forma linguistica adottata, specie in alcuni paragrafi, possa risultare di difficile comprensione. A tale proposito, invitiamo tutti i lettori che lo riterranno opportuno a segnalarci le loro preziose impressioni e/o suggerimenti di cui terremo conto per le future edizioni.

mercoledì 7 novembre 2012

Junger: Maxima-Minima

"Maxima-Minima", ovvero massime concentrate nello spazio minimo dell'argomentazione aforistica. "Minima moralia" distillati in prosa densa e lapidaria, parole lasciate cadere come gocce per scavare nel profondo. Raffica di sentenze pronunciate in successione da mitraglia per lasciare segni incancellabili. È un testo sconcertante - per l'estrema sinteticità inversamente proporzionale alla densità, per l'agilità di una scrittura che impone a chi legge di procedere per brusche frenate, per la velocità di un pensiero che suscita la sorpresa e provoca la sosta dello stupore meditativo. Nate in trent'anni di attenzione lucida decantata in frasi di nitore cristallino, le note dei "Maxima-Minima" prendono dunque la forma di aforismi acuminati, illuminanti, che hanno, nel corpus della produzione jüngeriana, la valenza di un diamante solitario, attraverso cui far rifrangere come in un prisma i lunghi raggi delle ricognizioni del pensatore, e grazie a cui mettere in luce le sfaccettature irriducibili del suo pensiero più che mai atto a illuminare un'epoca tra le più ardue della storia: il più breve e grave (il massimo nel minimo) dei secoli.



martedì 15 dicembre 2009

Siamo lieti di segnalare che presso:
la Cartolibreria "De Pasquale" Via Aurelia Santa Marinella
Edicola Terminal Autostrade del Mare - Porto di Civitavecchia
Sono presenti i libri ed i DVD della cultura tradizionale e i testi della cultura non conforme.

Gli autori : Evola, Guenon, Sermonti, De Giorgio, Mishima, Romualdi etc.
Le case editrici: Raido, Il Cinabro, EffeDiEffe, Sentinella d’Italia, Ritter, Trecento,
Ritterkreuz, S.E.B., L’Uomo Libero etc.

Finalmente a Civitavecchia e a Santa Marinella due nuovi spazi liberi,
contro la palude della cultura moderna.
Il Valore del Dono - Il Richiamo della Tradizione
Un granaio spirituale in servizio permanente effettivo
Un servizio a cura di Aurhelio

lunedì 7 dicembre 2009

Siamo lieti di segnalare che presso la “Galleria del Libro” di Civitavecchia in Via Traiana,
sono presenti i libri della cultura tradizionale e i testi della cultura non conforme.


Gli autori presenti sono: Evola, Guenon, Sermonti, De Giorgio, Mishima, Romualdi etc. e
Le case editrici: Raido, Il Cinabro, EffeDiEffe, Sentinella d’Italia, Ritter, Trecento,
Ritterkreuz, S.E.B., L’Uomo Libero etc.


Finalmente a Civitavecchia uno spazio libero,
contro la palude della cultura moderna.

Il Valore del Dono - Il Richiamo della Tradizione
Quest’anno per natale scegli i libri di Raido.
Un granaio spirituale in servizio permanente effettivo

Un servizio a cura del Cuib Femminile di Raido

martedì 24 novembre 2009

CONTRORISORGIMENTO

Risorgimento: moto di unificazione nazionale, rivoluzione mancata o guerra civile?

Questo studio, basandosi su fonti di archivio e pubblicazioni dell’epoca, prende in esame, nel territorio corrispondente all’attuale provincia di Massa Carrara, gli eventi e le condizioni sociali successive alla presa di potere sabauda del 1859.
Il quadro che emerge si dimostra da subito complesso ed articolato evidenziando una situazione sociale e politica ben lontana dalla collettiva sollevazione popolare filounitaria spesso narrata. E’ presente, infatti, una reazione filoestense, determinata da scelte e comportamenti individuali e collettivi, che assume i tratti tipici di un movimento di resistenza e di un fenomeno di volontariato militare.
L’inquadramento di tali eventi all’interno del dibattito storiografico nazionale porta l’autore a formulare e rispondere ad un chiaro interrogativo: il Risorgimento fu moto di unificazione nazionale, rivoluzione mancata o guerra civile?

Nicola Guerra

Nato a Massa (Ms) nel 1969, laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Pisa con una tesi sull’emigrazione italiana, ha pubblicato una importante monografia (Partir Bisogna. Storie e momenti dell’emigrazione apuana e lunigianese, 2001) e numerosi articoli sul fenomeno migratorio nazionale e locale. Attualmente è dottorando di ricerca presso l’Università di Turku (Finlandia) dove si occupa di studi sul volontariato militare italiano.



Controrisorgimento di Nicola Guerra, Eclettica Edizioni,
richiedilo a http://www.raido.it/

domenica 25 ottobre 2009

Finalmente a Santa Marinella

Finalmente disponibile presso la Cartolibreria De Pasquale a Santa Marinella

LA FANDONIA EVOLUZIONISTA di Rutilio Sermonti


seconda edizione aggiornata e ampliata, Edizioni Comunitarie, Pagg. 128, Euro 8.00.

Edizione stampata sotto l’egida delle EDIZIONI COMUNITARIE
Raido - Roma, Foro 753 - Roma, Fons Perennis - Roma, Lorien - Monza, Circolo Castaneda - Milano, Memento Naturae - Roma, Furor - Catanzaro
Copertina 4riot@libero.it - Impaginazione raido.it Finito di Stampare nell’Agosto 2009 - Stampato in proprio

domenica 27 settembre 2009

Novità librarie

Ezra Pound e la Repubblica Sociale Italiana


Antonio Pantano


L'Autore ci offre uno spaccato di ciò che fu la Repubblica Sociale, partendo da due personaggi: Ezra Pound, il Poeta, e Edoardo Pantano, il Padre. Entrambi viventi, agenti, pensanti, operanti sul territorio di quella e per quella Repubblica, in una solida comunione di intenti, di opera, di collaborazione. Perchè Pound e Pantano, anche se mai si incontrarono, furono ideali amici, camerati, legati da comune ideale.Il punto di collegamento fu "L'Idea Sociale. Giornale dei lavoratori" che Edoardo Pantano volle e diresse. Identità di Ideali, identità di fede. Perchè Pound ebbe una sola fede politica. Questa precedette in premonizione gli orientamenti, la formazione dottrinaria, il pensiero, l'inquadramento di ordine sociale, la speranza orientata moralmente, gli entusiasmi concretati nella prassi edificante della realizzazione in uno Stato irripetibile: il Fascismo ed essenzialmente quello della Repubblica Sociale Italiana.


Brossura 17 x 24 cm. pag. 174 - Stampato nel 2009 da Pagine, euro 16.00




Socialismo Fascista


Pierre Drieu La Rochelle


Destra e sinistra sono legate fra loro, sono gli ingranaggi di uno stesso meccanismo: l'una ha bisogno dell'altra ed entrambe hanno bisogno di ciò che rispettivamente combattono. Questo l'asse intorno a cui ruota Socialismo fascista. Libro che i contemporanei aggrediscono dal momento che hanno deciso si tratti di un breviario di certezze, ha scritto di esso Julien Benda. In effetti, poche opere hanno ottenuto tanto successo (cinque edizioni in due mesi) ed hanno suscitato allostesso tempo tanta irritazione in tutti i settori della politica ufficiale. Nulla di strano: i più "non si preocupano di capire, vogliono essere salvati". E Drieu vuole che si salvino, tutta la sua vita è stata una lotta contro la morte dell'uomo e dell'Europa, ma crede che la salvezza debba essere conquistata e non ricevuta in dono. Per conquistarla bisogna capire il meccanismo del sistema politico che ci minaccia poichè, solo ciò potrà permettere di trovare l'alternativa al potere che esso esprime. Quale sia questa alternativa e quanto sia vana e fuorviante la speranza in una dittatura è il tema di Socialismo Fascista, libro di transizione, testimonianza di una scelta che fa di esso e di tutta l'opera di Drieu un documento politico ed umano eccezionale, reso drammatico dall'epilogo di una esistenza vissuta in perfetta coerenza con quello che per Drieu era il dovere dell'intellettuale: andare al di là del contingente, tentare cammini rischiosi, percorrere tutte le strade possibili della storia.

Brossura 13,5 x 21,5 cm. pag. 236 - Stampato nel 2009 da Edizioni Ritter, euro 20,00


Il libro verrà con tutta probabilità presentato il prossimo 24 Ottobre presso la libreria Raido, da Maurizio Rossi che ha realizzato la prefazione della nuova edizione riveduta e corretta.


Ordina su http://www.raido.it/ o richiedi direttamente ad aurhelio a cst.aurhelio@gmail.it

venerdì 4 settembre 2009

LA FANDONIA EVOLUZIONISTA

Finalmente disponibile
LA FANDONIA EVOLUZIONISTA
di Rutilio Sermonti

seconda edizione aggiornata e ampliata,
Edizioni Comunitarie, Pagg. 128, Euro 8.00,

ordina subito la tua copia su
oppure chiedilo ad Aurhelio
cst.aurhelio@gmail.com

Edizione stampata sotto l’egida delle
EDIZIONI COMUNITARIE
Raido - Roma, Foro 753 - Roma, Fons Perennis - Roma, Lorien - Monza,
Circolo Castaneda - Milano, Memento Naturae - Roma, Furor - Catanzaro

Copertina 4riot@libero.it - Impaginazione raido.it
Finito di Stampare nell’Agosto 2009 - Stampato in proprio


PREFAZIONE

"Quando mi capita di sfogliare l'Origine delle specie di Darwin, mi ricordo sempre di un vecchio ritornello per bimbi: con poca spesa nutro mio figlio con il mio latte". Solo i fanciulli si possono soddisfare con la teoria darwiniana. "Se si considerano seriamente le relazioni naturali fra gli esseri viventi l'inconsistenza della teoria darwiniana diventa evidente", così scriveva il padre dell'etologia Jakob Von Uexkküll (L'immortale Spirito della natura, Laterza Bari 1947, pp. 22-3). E continua domandandosi se non sia puerile, di fronte a certi affascinanti fenomeni della natura, "voler ricondurre tutto alla lotta per l'esistenza e alla selezione naturale del più adatto" ( ivi, pp. 23-4). In effetti il darwinismo, e poi il neodarwinismo, costituiscono spiegazioni della natura di tipo riduzionista, legate a quel tipo di pensiero molto grezzo e primitivista basato sulla formula "niente altro che" ritenendo realistico basare tutto il divenire dei viventi sul cieco gioco del "caso" (le mutazioni genetiche) e della necessità (la selezione naturale). Come osserva anche Rutilio Sermonti, in questo denso libro, ricco di spunti di riflessione, il darwinismo si è trasformato nel "mito" evoluzionista. Non si tratta di una semplice teoria scientifica, ma di un dogma "religioso" che impedisce ogni sereno dibattito. E' una religione secolare, in molti casi anche una parodia della religione, basata sulla divinizzazione di entità come il tempo e la selezione, a cui viene attribuita una capacità di tipo creativo che agisce su una materia bruta in balia ad eventi puramente casuali. Il darwinismo è diventato un paradigma onnipervasivo una vera e propria concezione del mondo totalizzante e totalitaria, ma anche intollerante e nemica di quella libertà creativa che dovrebbe contraddistinguere la vera scienza. Nessun progetto, nessun disegno intelligente, nessuna forma o legge regolativa trova posto in questo orizzonte di tipo meccanicista. Suoi corollari sono l'utilitarismo (si dice appunto che la selezione è opportunista), il progressismo nelle sue forme più grossolane, nutrite di un ottimismo spicciolo e ingenuo, il competizionismo sfrenato, l'individualismo. Non a caso si tratta dei principali caratteri che connotano la società moderna: il darwinismo, infatti, è figlio della modernità che, a sua volta, ne costituisce il motore ideologico principale, il più vigoroso e brutale. Ritornando al tempo in cui visse Darwin, ricordiamo che l'accettazione generalizzata e repentina di nuove idee spesso dipende dalla influenza di fattori non-scientifici, di natura sociale, psicologica e filosofica. Così avvenne anche per la diffusione delle idee di Darwin. Tre sono i punti di corrispondenza da evidenziare, come osserva Michael Denton (Evolution: A Theory in Crisis, Adler & Adler, Bethesda 1986, p.70): "Il concetto di gradualismo e di continuità, che permeano il darwinismo, erano in perfetto accordo con la concezione Vittoriana caratterizzata da un moderato conservatorismo sociale, nemico di ogni sconvolgimento e di ogni cambiamento troppo repentino; "La certezza che permea tutto il pensiero di Darwin circa il progresso del mondo vivente, da forme meno perfette verso forme più perfette, ben si accordava con l'ottimismo progressista del XIX secolo;
"L'importanza attribuita alla selezione era in piena sintonia con la concezione competitiva legata alla religione del "libero mercato" preminente in Inghilterra. Oggi, come effetto del lungo e costante lavoro di intossicazione delle coscienze operato dal darwinismo e poi dal neodarwinismo, perfino l'etica viene considerata da molti come figlia del tempo: non esiste alcun valore eterno, alcun principio atemporale, ma solo una morale "in perenne evoluzione".
Ecco quindi l'importanza, specie per i giovani, di testi come questo che, con la loro efficace ruvidezza, intendono scuotere le coscienze e ridare il gusto della libertà e della autonomia, al di fuori di schemi obsoleti e mistificanti. Non si tratta di una lotta di poco conto: è in gioco lo stesso concetto di civiltà e il senso da attribuire alla nostra esistenza, che non può essere offuscato da una teoria pseudoscientifica. Infatti, come ha scritto il grande antropologo tedesco Arnold Gehlen, "Il bisogno, avvertito da chi riflette, di interpretare la propria esistenza umana non è un bisogno meramente teorico. Secondo le decisioni implicite in tale interpretazione, si rendono visibili o invece si occultano determinati compiti. Che l'uomo si concepisca come creatura di Dio oppure come scimmia arrivata implica una netta differenza nel suo atteggiamento verso i fatti della realtà: nei due casi si obbedirà a imperativi in sé diversissimi" (Arnod Gehlen, L'Uomo -La sua natura e il suo posto nel mondo, Feltrinelli, Milano 1983, p.35). E a sua volta San Tommaso affermava che «gli errori riguardanti le creature sfociano in false concezioni di Dio» (San Tommaso d'Aquino, Summa contra gentiles, II,3).

Giovanni Monastra

INDICE

Prefazione di Giovanni Monastra
Introduzione
1 - Nascita dell’evoluzionismo
2 - Secolo XIX: evviva l’evoluzione
3 - Secolo XX: salvate l’evoluzione
4 - Teoria “sintetica” dell’evoluzione
5 -Pitecantropi e gesuiti
6 - Ancora sull’uomo-scimmia
7 - Qualche altro esempio
8 - Evoluzionismo: quale?
9 - Di nuovo a corto di meccanismo
10 - Al punto di partenza
Qualche conclusione
Bibliografia
Glossario
Bibliografia Rutilio Sermonti

domenica 12 luglio 2009

Ogni giorno una battaglia.....

E' finalmente in dirittura d'arrivo la nuova edizione riveduta e corretta del saggio, di Rutilio Sermonti, "La Fandonia Evoluzionista".
Un testo che, uscito nel 1985 per i tipi delle Edizioni Il Cinabro, dopo diverse vicissitudini viene edito sotto l'egida delle edizioni comunitarie.
Completamente riveduto, corretto, aggiornato, rappresenta una leva per scalzare il pregiudizio evoluzionistico.
In ragione della sua importanza vi consigliamo di tenere le antenne dritte per la sua prossima uscita.
Per prenotazioni www.raido.it

lunedì 4 maggio 2009

sabato 28 marzo 2009

Roman Fiodorovic Von Ungern Stenberg - Ungern Khan!




«Spegnerò la stella rossa» Il barone che ispirò Pratt


«La vittoria o la sconfitta sono due puttane bugiarde. Solo la guerra m’interessa. Non quello che viene dopo. Bisogna combattere sino in fondo. Anch’io ritengo che questa guerra sia perduta. Ma la disperazione è bugiarda quanto la speranza. Solo una cosa conta: diventare ciò che si è e fare ciò che si deve». Così parlò il generale-barone Román Fiodórovic von Ungern-Sternberg (1885-1921), il leggendario condottiero baltico anticomunista immortalato da Hugo Pratt in un episodio di Corto Maltese (Corte Sconta detta Arcana). «Diventa ciò che sei», ammoniva lo Zarathustra nietzschiano e Ungern Khan, come venne ribattezzato in quanto “liberatore” della Mongolia, non si tirò indietro rispetto a ciò che il destino aveva in serbo per lui: battaglie e sangue.
il gusto della guerra
Solo in battaglia il suo spirito si realizzava. In tempi di pace diventava inquieto. Diceva ai suoi: «Rispetto l’unica legge del mondo, che è quella della lotta. In questo senso, il bolscevismo può diventare una possibilità, perché rischia di provocare una reazione». E ancora: «I rossi vogliono la lotta di classe. Sto preparando loro l’unica risposta possibile: la lotta di razza. Non temo la forza dei rossi. Essa è nell’ordine spietato delle cose di questo mondo. No, temo la nostra debolezza eretta a virtù. Il mondo morirà di “buoni sentimenti”». Per sua fortuna visse in un’epoca dove le occasioni per guerreggiare non mancavano. Quella del barone Ungern non fu certo un’esistenza mancata. La razza che volle opporre ai “rossi” fu quella dei combattenti a cavallo delle steppe asiatiche, i mongoli.
Difficile distinguere il mito dalla realtà quando si parla di un avventuriero che sfugge a ogni definizione. Di certo la sua spietatezza non si discosta da quella degli altri comandanti che operavano sullo scacchiere euroasiatico nel caos seguito alla Prima Guerra Mondiale. Ciò che si può ricostruire, di storico, di questo ex ufficiale zarista autoproclamatosi generale è che combatté contro i sovietici e i cinesi fra il 1920 e il 1921, dopo la disfatta dei “bianchi” zaristi, e che costituì un regno mongolo durato solo 6 mesi, basato sul terrore e la violenza. Fu la guida della Cavalleria “Selvaggia” composta per lo più da cosacchi, buriati e mongoli, condotta verso una sicura sconfitta contro un’Armata Rossa trionfante su tutti i fronti. Parte della sua vita può essere ricostruita dagli atti del processo, celebrato dai sovietici, che ne decretò la morte. Un’altra fonte di informazioni, ma molto romanzata, è il resoconto (Bestie, Uomini, Dei, Edizioni Mediterranee) di un professore polacco, Ferdinand Ossendowski, che incontrò il barone nel 1921.
Ora due novità editoriali, Il dio della guerra. Il barone Roman Feodorovic von Ungern-Sternberg di Jean Mabire (Edizioni Ar, pp. 226, euro 20) e il volume a più mani Imperi delle steppe (a cura di Daniele Lazzeri, prefazione di Franco Cardini, illustrazioni di Francesco Iacoviello, con saggi, fra gli altri, di Aldo Ferrari e Pio Filippani Ronconi, Centro Studi Vox Populi, pp. 294, euro 19, ), ripresentano la figura di questo zarista irregolare, dapprima vicino ai “bianchi”, poi appoggiato dai giapponesi, infine scaricato da tutti, solitario cavaliere di un’apocalittica lotta contro il bolscevismo.
Figura mitica quindi, come lui stesso avrebbe ammesso in una delle fantomatiche “conversazioni” con Ossendowski: «Il mio nome è circondato da un tale odio e da tanto terrore che nessuno riesce a distinguere la storia dalla leggenda».
Di sicuro la sua spietatezza e il suo coraggio erano proverbiali. Fece massacrare non solo cinesi e comunisti, nel suo cammino sanguinario di “bianco” eretico, ma anche gli ebrei che si rifiutavano di consegnare le loro ricchezze. Il saccheggio e la violenza sistematica erano il credo della Cavalleria Selvaggia, o Asiatica, come viene chiamata da alcune fonti. Una crudeltà utilizzata anche contro i suoi stessi uomini. Il suo dominio era infatti basato sulla paura. Particolarmente impopolare la disciplina che, su ispirazione degli ordini monastici-guerrieri del Medioevo come i Templari, imponeva ai cavalieri: la regola prevedeva il celibato, la castità assoluta, il divieto di godere di ogni tipo di divertimento, per concentrarsi esclusivamente sulla dimensione militare della lotta ai “rossi”. Bastava alzare un po’ troppo il gomito, per finire fra le mani dello “strangolatore”, il capo della polizia del barone, il boia Sipailov. Impiccagioni, fucilazioni, torture erano all’ordine del giorno nel regno mongolo di von Ungern, durato dal marzo all’agosto del 1921.
Nulla si sa di certo invece sul suo presunto “misticismo”, sull’alone di mago e di “semi-dio” immortale e invincibile che il mito ha voluto costruire attorno alla sua figura. Lazzeri e Mabire, fedeli alla leggenda, parlano di paganesimo e buddismo, anche se il barone rimase nominalmente per tutta la vita un cristiano riformato, come la sua famiglia di origine estone. Tuttavia Mabire, sulla scorta di Ossendowski, riporta alcune frasi illuminanti su quella che poteva essere la visione del mondo, solare, collegabile alle antichi radici pagane baltiche, del barone: «21 giugno 1920. Solstizio d’estate. Ho ordinato ai miei cosacchi di accendere dei fuochi sulle colline che circondano Dauria. I partigiani bolscevichi si chiederanno cosa stiamo preparando per loro. Molto semplicemente, un’altra rivoluzione, un po’ più terribile della loro. Loro adorano la stella rossa. Noi festeggiamo il sole giallo. Guerra di religione».
antichi culti pagani
E il giorno seguente annota: «Alcuni pastori buriati si sono aggirati per tutta la notte attorno ai nostri fuochi. Nonostante il buddismo, hanno qualche vaga nostalgia del culto solare. Non molto tempo fa l’Asia era bianca. Vi si adorava il fuoco, dal mar del Giappone alla Finlandia. Lo sciamanesimo resta la religione delle radici. I finlandesi, i bianchi dello Yang-Tze e gli ainu celebrano gli stessi misteri della terra, al ritmo ossessivo dei tamburi fatti con la pelle di renna». Il suo sogno era quello di «far rivivere tutti questi culti antichi. Infondere nell’Asia la nostalgia per il suo passato bianco».
L’atto finale della sua vita, il tradimento, i cavalieri mongoli che, di fronte alla prospettiva di attraversare la Cina per raggiungere il Tibet (l’ultima trovata del barone braccato dall’Armata Rossa), si danno alla fuga, tornano alle loro capanne e alle loro famiglie, racconta invece di un uomo sconfitto, giunto al termine del suo percorso di condottiero di un’armata Brancaleone asiatica. Consegnato da un suo ufficiale ai sovietici, confesserà durante il processo: «Non credo più alle teste coronate. I Romanov erano marci, come i Borboni o gli Hohenzollern. Tutto questo fa parte del vecchio mondo». Inutile difendere l’Ancien Régime, tanto vale seppellirlo in un mare di sangue. Perdere con onore fa parte della legge della guerra. Anche nella sconfitta quindi il barone sanguinario Ungern Khan è rimasto fedele alla sua missione: «Diventa ciò che sei».

Da: Libero, del 21 marzo 2009
di Andrea Colombo

sabato 1 novembre 2008

La Verità oltre il muro delle menzogne

Segnaliamo la riedizione, riveduta e corretta, di un fondamentale scritto di Rutilio Sermonti

Dalla Premessa: "Conosci te stesso" è la frase che campeggia sul tempio di Apollo a Delfi, quale indicazione per riscoprire la scintilla divina che dimora nell'uomo. Trovare la propria identità - il proprio Sé - significa riportare al centro della propria vita quella parte di noi che riflette la stabilità celeste, chiamata in vari modi dalle diverse tradizioni. Questa, essendo un attributo divino, è fonte di Verità e Giustizia. Partendo dall'esperienza dell' ESSERE, che nel piccolo può essere percepita applicando virtù quali la costanza, la capacità di sacrificarsi, la presenza a sé stessi, il coraggio, l'onestà, etc... si capisce come le proprie possibilità non si limitano alla ricerca di semplici sensazioni di piacere o di benessere, ma alla riscoperta della parte più nobile dell'essere umano, quella spirituale. Per contro è facile constatare la miopia dell'uomo moderno che, avendo dimenticato la propria essenza ha perso la capacità di vedere le cose per quelle che realmente sono e il loro rapporto di priorità: ha perso il senso delle proporzioni. Per l'uomo di oggi, ad esempio ha un'importanza infinitamente maggiore il possesso di una bella macchina che la padronanza dì sé. E ciò che è peggio è che egli considera i suoi criteri dì valutazione perfettamente normali. E’ evidente, data la diffusione ormai capillare di questa "filosofia”, che non si può parlare propriamente di stupidità, ma piuttosto della conseguenza di una generale mancanza di punti di riferimento superiori. Cioè di quella luce senza la quale non si può che rimanere incantati dai miraggi del'Avversario. Una considerazione di questo genere è la condizione imprescindibile, crediamo, per poter comprendere questo scritto o, quanto meno, per poter essere stimolati a portare sul piano dell'azione le valutazioni personali che dovrebbero conseguire da questa lettura.

Autore: Rutilio Sermonti, Pagine: 36, Prezzo: €3

http://www.raido.it/

mercoledì 8 ottobre 2008

Percorsi di lettura .....

Julius Evola - Carattere

Questa ristampa, a distanza di otto anni dalla prima edizione - oramai da tempo esaurita - di una fortunata raccolta di testi evoliani curata e pubblicata dalla nostra casa editrice, costituisce in realtà una vera e propria nuova edizione, essendo stata compiuta un’approfondita revisione dei testi, oltre alla correzione di chiari refusi ed errori della precedente pubblicazione, accompagnata dal miglioramento di alcuni aspetti grafici.
Il grande successo ottenuto, in particolare presso il pubblico più giovane, dalla prima edizione di questo titolo ci ha spinto a riproporlo, perché riteniamo che la forza propedeutica decli scritti in esso contenuti resti immutata, a che nuove generazioni possano ancora trovare in essi uno stimolante approccio al pensiero evoliano. Sebbene gli articoli qui raccolti risalgono ad un periodo oramai lontanissimo, e potrebbero quindi sembrare datati ed anacronistici, ad un’attenta lettura, risalta invece la piena attualità del loro contenuto, consistente nella concreta applicabilità - ed è questo, a nostro giudizio, l’elemento che ha attirato maggiormente l’attenzione del pubblico giovane -, sempre e comunque, di principi, orientamenti e coordinate indispensabili per chiunque voglia operare una ricostruzione interiore: sia che si voglia intervenire su di una nazione, su di una comunità più o meno ristretta o sul singolo individuo.
Possono cambiare gli scenari storici, i cicli di civiltà e le condizioni esistenziali dell’umanità, ma immutati restano i parametri con cui l’essere umano deve fare i conti e confrontarsi per avere delle risposte sulla correttezza del proprio operato.
Ed. Il Cinabro

Per maggiori info e ordinare il libro, cliccare qui

sabato 27 settembre 2008

Indicazioni sotto traccia.......

"Nella zona che sta fra cultura e costume sarà bene precisare ulteriormente un atteggiamento. Dal comunismo è stata lanciata la parola d'ordine dell'antiborghesia che è stata raccolta anche nel campo della cultura in certi ambienti intellettuali «impegnati». Questo è un punto in cui si deve vedere ben chiaro. Come la società borghese è qualcosa d'intermedio, così esiste una doppia possibilità di superare la borghesia, di dire no al tipo borghese, alla civiltà borghese, allo spirito ed ai valori borghesi. L'una corrisponde alla direzione che conduce ancor più in basso di tutto ciò, verso una umanità collettivizzata e materializzata col suo «realismo» alla marxista: valori sociali e proletari contro il «decadentismo borghese» e «capitalista». Ma l'altra è la direzione di chi combatte la borghesia per innalzarsi effettivamente di là da essa. Gli uomini del nuovo schieramento saranno, sì, antiborghesi, ma per via dell'anzidetta superiore concezione, eroica ed aristocratica. dell’esistenza; saranno antiborghesi perché disdegnano la vita comoda; antiborghesi perché seguiranno non coloro che promettono vantaggi materiali, ma coloro che esigono tutto da se stessi; antiborghesi, infine, perché non hanno la preoccupazione della sicurezza ma amano una unione essenziale fra vita e rischio, su tutti i piani, facendo propria l'inesorabilità dell'idea nuda e dell'azione precisa. Un altro aspetto ancora, per cui l'uomo nuovo, sostanza cellulare per il moto di risveglio, sarà antiborghese e si differenzierà dalla generazione precedente, è per la sua insofferenza per ogni forma di retorica e di falso idealismo, per tutte quelle grandi parole che si scrivono con la lettera maiuscola, per tutto ciò che è soltanto gesto, frase ad effetto, scenografia. Essenzialità, invece, nuovo realismo nel misurarsi esattamente coi problemi che si imporranno, nel far sì che valga non l'apparire, bensì l'essere, non il ciarlare, bensì il realizzare, in modo silenzioso ed esatto, in sintonia con le forze affini e in aderenza al comando che viene dall'alto. "

Julius Evola, Orientamenti, ordinalo su http://www.raido.it/

lunedì 15 settembre 2008

Noi e loro.......

Rutilio Sermonti, Noi e loro, storie di uomini e bestie.
Prefazione di Nicola Cospito, Casa editrice Diana.Euro 20,00 + spese postali.

Sermonti è un combattente che non si è mai arreso, passando dalle trincee del secondo conflitto mondiale alle armi della penna e della matita che, insieme al pennello, padroneggia a meraviglia. La sua produzione è simile ad una cascata in piena e, mano a mano che va avanti con gli anni, la sua vena creativa mostra un sorprendente crescendo esponenziale. Questa raccolta di racconti, oltre a testimoniare il grande amore di Sermonti per gli animali, spesso più saggi degli uomini, rappresenta una vera e propria incursione dell’autore nella natura con i suoi segreti più arcani e con i suoi misteri che rimandano ad una trascendenza cui l’uomo modermo invano cerca di sottrarsi.

Il volume può essere richiesto alla seguente mail: ordini@raido.it

martedì 5 febbraio 2008

Pensieri Antimoderni

Nicolás Gómez Dávila, Pensieri antimoderni,
a cura di Anna K. Valerio, pp. 124. Edizioni di Ar. Collezione: Gli ‘inattuali’. Euro 11,00.


Nicolás Gómez Dávila: arcangelo iberico dell’assoluto, voce di ineguagliata purezza, nel Novecento, sprezzator cortese ma terribile, inumano poeta del sovrumano, pensatore della passione del vero, delle passioni di Dio per l’uomo incomune, mirabile - delle venture di Dio nelle venture del grande. Il suo disprezzo, estremo, ascetico, miliziano, immane, per il grottesco presepe della modernità - figurine prive di spessore, di sensi e di senso, e tumide di retorica – è contrabbandato a mezzo stampa come anticonformismo. In realtà questo scrittore perfetto, nemico di tutto ciò di cui l’oggi è amico (democrazia, umanitarismo, progressismo, egualitarismo, gregge), la più alta, spiegata voce-contro del Novecento, il più lucido confidente del bello arcaico, il più grave sprezzatore di chi ostenta i buoni sentimenti, che odiò sempre e sempre schernì l’intellettuale, il giornalista, il cortigiano delle masse, è la cattiva coscienza di ogni letterato e filosofo che non abbia detto un analogo, necessario no alle petulanze della modernità. http://www.edizionidiar.com/
Spartiacque da http://www.cultrura.net/ Se c’è una figura che nel suo scabro portamento italico effonde l’evoliana “efficacia per presenza”, questi è Vincenzo Campagna, noto presso il suo séguito per la decisione con cui ribadisce e incarna la disusata massima: “dove c’è una volontà c’è una via”. Ebbene, tale raro uomo di opere e non di sermoni ha fatto eccezione al suo fastidio per gli sprechi d’inchiostro e ci ha comunicato le sue impressioni sul volume appena uscito di Nicolàs Gòmez Dàvila, Pensieri antimoderni (Ar, 2008), in una lettera che ci colma di fierezza. Eccone la trascrizione: “Pensieri antimoderni è un testo che segna, con espressioni definitive per il nostro tempo, lo spartiacque tra due semi e tipi del genere umano, tra due forme etologiche e due strutture ideologiche. Quella di Nicolàs Gòmez Dàvila è una lettura che permette di puntare la mira – e di scoprire le proprie mire – su ciò che si ha da compiere. Nella figurazione metaforica dei significati di un ideale ordine di Sparta, essa traccia la linea netta di divisione (e di chiara decisione) tra chi ha di mira gli ‘spartiati’ e chi ha di mira gli ‘iloti’. Immediatamente oltre questa costellazione di stile da ammirare e di precetti da osservare, si stende l’orizzonte delle ‘idee senza parole’.”

Vedi anche:Nicolás Gómez Dávila, In margine a un testo implicito, Milano, Adelphi, 2001. Selezione da Escolios a un texto implícito del 1977
Nicolás Gómez Dávila, Tra poche parole,Milano, Adelphi, 2007. Selezione da Escolios a un texto implícito del 1977


AFORISMI

La volgarità dell’anima e del corpo è il castigo che l’ascetismo impone alla società che lo rifiuta.
I Vangeli e il Manifesto del partito comunista sbiadiscono; il futuro del mondo appartiene alla Coca-Cola e alla pornografia.
Al volgo non interessa essere libero, ma credersi tale.
Il popolo sopporta di essere derubato, purché non si smetta di adularlo.
Il popolo non elegge chi lo cura, ma chi lo droga. Non biasimiamo il capitalismo perché produce disuguaglianze, ma perché favorisce l'ascesa di tipi umani inferiori.

Un corpo nudo risolve tutti i problemi dell'universo.
Educare l'uomo è impedirgli la "libera espressione della sua personalità".
La bruttezza di un oggetto è la condizione preliminare del suo moltiplicarsi su scala industriale.
La forma sublime del disprezzo è il perdono.
L'amore per il popolo è vocazione aristocratica. Il democratico lo ama soltanto in periodo elettorale.
Più che un cristiano sono forse un pagano che crede in Cristo.
La religione non è nata dall'esigenza di assicurare solidarietà sociale, come le cattedrali non sono state edificate per incentivare il turismo.
La società moderna si concede il lusso di tollerare che tutti dicano ciò che vogliono perché oggi, di fondo, tutti pensano allo stesso modo.
Lo storico democratico insegna che il democratico uccide solo perché le sue vittime lo costringono a farlo.
Quanto più gravi sono i problemi, tanto maggiore è il numero di inetti che la democrazia chiama a risolverli.
Quanto più una cosa è importante, tanto meno importa il numero dei suoi difensori. Se per difendere una nazione c'è bisogno di un esercito, per difendere un'idea basta un solo uomo.
Questo secolo di pedagogia proletaria predica la dignità del lavoro, come uno schiavo che calunnia l'ozio intelligente e voluttuoso.
Questo secolo sprofonda lentamente in un pantano di sperma e di merda. Per maneggiare gli avvenimenti attuali gli storici futuri dovranno mettersi i guanti.
Respiro male in un mondo non attraversato da ombre sacre.

Nicolás Gómez Dávila - Uno di noi!

sabato 5 gennaio 2008

Grande Spirito - Incontro con gli Indiani nordamericani

Meritevole di una certa considerazione è la nuova opera di Rutilio Sermonti, espressione del tentativo, peraltro ben riuscito, di far chiarezza sul mondo degli Indiani d’America e di mettere in luce gli aspetti solari ed eroici tipici di questa civiltà.
Alla veneranda età di 83 anni, dopo anni di intensi studi e sospinto dalla consueta passione e dal forte desiderio di verità, l'autore ci permette di scoprire un mondo fatto di uomini animati da coraggio, lealtà e amore per la propria tribù e che per essa hanno dimostrato di saper lottare fino all'estremo sacrificio. L'intento di Sermonti è proprio quello di sfatare quella serie di pregiudizi che vedono i pellerossa come rozzi e crudeli assassini adoratori di strani dèi e seguaci di primitivi riti. Egli dimostra, infatti, come la cultura degli Indiani fosse in realtà molto vicina a quella europea e come un'intensa vita spirituale scandisse l’esistenza di ciascuna tribù. La Natura in ogni sua manifestazione era per loro espressione del "Grande Spirito", vale a dire di Dio. La continua ricerca della perfetta armonia tra Uomo e Natura era ciò che guidava ogni azione quotidiana, fosse essa la caccia o l'agricoltura. In un alternarsi di epici racconti e dettagliate ricostruzioni, con una serie di pregevoli illustrazioni opera dello stesso Sermonti, le pagine scorrono velocemente tra le mani, perché la storia di un popolo che ha conosciuto e visto in faccia la sua stessa morte per opera di un nemico molto più forte e senza alcuno scrupolo, appassiona ed emoziona. Il nuovo libro di Sermonti è quindi un ottimo contributo al processo di rivisitazione storica che ogni serio studioso dovrebbe fare, ma soprattutto è uno stimolo alla comprensione di quanto per la vita di un uomo e di una civiltà sia importante l’elemento spirituale. Chissà come sarebbe il mondo se oggi al posto della bandiera a stelle e strisce ci fosse il vessillo Indiano..?

Rutilio Sermonti, Società Editrice Barbarossa, Milano 2004 - p. 192, € 15.00