Visualizzazione post con etichetta sparta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sparta. Mostra tutti i post

domenica 9 dicembre 2012

Il fuoco di Sparta

Documenti per il Fronte della Tradizione - Fascicolo n. 34

a cura della Comunità Militante Raido

€4.00 

Ed ora ecco qui, tra queste scarne pagine, riaffacciarsi ancora una volta, in una delle sue mille forme, uno di quei miti che noi sappiamo mai morranno: Sparta. Esso incede attraverso i secoli, giunge fino a noi per parlarci senza tema di errore, di ciò che è semplicemente l’essenziale. Allora ed oggi.
L’essenziale: cosa vi è oggi di più lontano, dimenticato, indispensabile? Ed è per questo che la lontana Sparta è per noi ora più che mai necessaria. Perché Sparta? Non solo perché l’eco delle sue imprese è ancora capace di farci drizzar la schiena e alzar lo sguardo, suscitando irrazionali aneliti di impersonale affermazione; non solo perché il solo suo nome incide il nostro immaginario come una lama incandescente, aprendo zampilli di volontà pura che inondano il nostro spirito; non solo perché nelle orme che i suoi guerrieri hanno lasciato su mille campi di battaglia, riconosciamo il peso di giganti della storia come dello spirito. Ma perché molto chiaramente Sparta ci ricorda ciò di cui dobbiamo ricordarci: di noi stessi. Di come dovremmo essere. Di come ogni Uomo e ogni Donna dovrebbe vivere la sua vita. Ecco perché Sparta. Ecco il perché della sua autoritaria attualità.
Mantenendosi lontano da privilegi personali o da effimere agiatezze, e pienamente dedito al bene comune, l’uomo spartano alza lo scudo contro tutto ciò che lo distrae dal suo compito primario: edificarsi, attraverso la pratica della virtù, a qualificato ricettacolo delle più alte influenze spirituali. Lavorare su se stessi per superare se stessi. E’ imperativo: l’uomo va costruito, e per tutta la vita. Si rifiuta quindi ogni capitolazione dell’uomo, ancor prima che di fronte al nemico, di fronte a se stesso; l’alibi che, appoggiandosi sull’ineluttabilità delle situazioni o sull’accettazione delle proprie limitate potenzialità, nasconde arrendevolezza (tipico forse delle generazioni dei nostri tempi?). Le leggi di Sparta portano l’uomo ad affermarsi quale centro, non di interessi, ma su cui applicare uno sforzo continuo, trasfigurante. Si esige che non solo il comportamento ma anche l’attitudine sia conforme al sacro.
L’impersonalità e l’impeccabilità dell’atto portano necessariamente a vincere la duttilità del carattere.
Uomini duramente forgiati, eretti a difesa della loro Città la quale attualizza, in una Comunità organica, tradizionale e funzionante, l’Idea di Sparta.
Perché è l’Idea stessa, antecedente e superiore al fenomeno contingente, a dare un significato ed un peso unico a quella Città e ai suoi guerrieri; un peso che ha saputo a volte modificare il percorso della Storia che, come alle Termopili, sembrava già scritta. Storia che ha voluto rendere onore alla grandezza di quegli eroi chiamandola a divenire testimonianza viva e perenne di atto sacro. Testimonianza che, come lava incandescente ed indomabile, sembra riaffiorare tra le ferite della terra, in luoghi e tempi lontani tra loro, proprio quando il mondo è di nuovo minacciato e la storia non vorrebbe continuare il suo percorso. Quando un altro pugno di uomini, volontari in armi, affronta sicuro tra le macerie di Berlino un altro esercito innumerevole. Quando questo altro esercito informe -senza Forma- che si è poi ammantato di rappresentare “tutto il resto del mondo”, avanza tra devastazione e fuoco perché vuole nuovo sangue, sangue di cuori davvero vivi, cuori veri, cuori neri. Quando un altro Comandante rimane a morire al suo posto. Quando un’altra Civiltà viene spezzata con tellurica brutalità. Quando nel pericolo il Sacro viene sconfessato dagli uomini e affermato dagli Eroi. Lì è di nuovo presente Sparta.
Vogliate perdonarci se, tradendo il dettato laconico, tante parole sono state usate in queste pagine per parlare di Sparta. D’altronde chi potrà fino in fondo capire Sparta se non chi vive da spartano? E chi vive da spartano che bisogno ha delle parole? Ma i testi che seguono, descrivendo in meravigliosa sintesi ciò che Sparta fu allora, ci aiutano a capire come essa possa essere, oggi per noi, una realtà viva.
Ma anche qui, quando si fa chiara la profonda volontà di essere che chiama all’appello tutte le nostre forze ed il nostro spirito, la coscienza si deve porre a giudizio del nostro comportamento: affinché ciò che interiorizziamo leggendo non serva solo ad appagare le velleità di una vita parallela! Dunque guardiamoli negli occhi questi uomini e queste donne spartane, eccoli tutti avanti a noi, ritti, fieri e con una lunga ombra: se noi domani li dimenticassimo, dimenticassimo il loro esempio e le loro sofferenze, saremmo stati noi e non l’esercito di Serse o le leghe antispartane ad ucciderli! Uno di quei giavellotti scagliati nella furia delle Termopili, è volato in alto, attraversando mondi, squarciando i veli oscuri dell’antitradizione, fino a conficcarsi oggi nella nostra dignità.
Aspetta che nuove braccia siano pronte a raccoglierlo, hic et nunc!
Bisogna ora far silenzio… e farci accompagnare dai rulli di tamburi in un viaggio dove il fuoco di Sparta illuminerà meglio il nostro cammino, renderà più nitida la nostra vista, manterrà ardente la nostra volontà di Giustizia.

RAIDO

martedì 26 giugno 2012

Finalmente lo studio grafico parte con le produzioni!

Le nuove maglie del Centro Studi Aurhelio


Gladio Roma


Sparta

domenica 8 marzo 2009

La Donna a Sparta / parte 2

In città le Spartane a differenza dei propri padri, mariti, fratelli godevano di un’amplissima libertà, essendo sollevate non solo dagli obblighi militari e politici, non solo dall’educazione della prole in quanto affidata allo stato, ma anche dalle faccende domestiche, inadatte ad essere svolte da qualsiasi cittadina di sangue spartano. Potevano quindi uscire di casa in tenuta assai disinvolta fatta di vesti fluttuanti tali da non arrivare al ginocchio, mostrando addirittura le cosce e dividendo coi maschi le palestre nello svolgimento delle attività ginniche (non è un caso che all’epoca solo a Sparta si riproducesse artisticamente la nudità femminile). Questa grandissima libertà si rifletteva anche in ambito amoroso e coniugale, in quanto a Sparta l’adulterio era un concetto assai blando e la famiglia non deteneva quell’aurea sacrale conferitagli in seguito dalla morale cattolica. A Sparta l’unica vera famiglia era la nazione, la comunità stessa. Per questo un uomo non intenzionato a prendere moglie poteva chiedere tranquillamente a una donna e al relativo marito il consenso per avere figli con lei. Oppure le mogli potevano accoppiarsi con altri uomini con il benestare del proprio marito nel caso quest’ultimo non riuscisse ad avere figli. Sparta era infatti ossessionata dal problema del continuo assottigliarsi del numero degli Eguali, a seguito delle continue battaglie e del rifiuto di mischiarsi con le genti assoggettate. Basti pensare che qualora a trent’anni lo spartano non avesse deciso di maritarsi, gli anziani potevano avvalersi delle loro prerogative scegliendo una vergine di nobile famiglia, conducendola in casa del solitario affinchè i due procreassero, garantendo così la continuità della stirpe. Era quindi naturale, per via del fatto che i ruoli politici,militari, educativi venissero svolti dagli uomini, che la gran parte degli affari fosse esercitata dalle donne. Non a caso, le spartane diversamente dalle loro contemporanee potevano detenere la proprietà di vasti appezzamenti di terreno ( i 2/5 delle terre dei 9000 lotti erano di proprietà di cittadine femmine). Inoltre, esse finivano con l’amministrare anche i beni dei figli e dei mariti a causa della loro prolungata assenza, in particolare assicurandosi che giungessero le prestabilite quantità di cibo, in modo da girarne parte alle caserme sotto forma di contributo.

Brano estratto da "L’esempio di Sparta" di Michele Zambelli, contenuto all'interno del Fascicolo " La Forza di Sparta" - Raido

venerdì 6 marzo 2009

La Donna a Sparta

Sebbene a Sparta la vita politica e militare fosse prerogativa dei cittadini di sesso maschile, sarebbe sbagliato considerare quest’ultima come un modello esclusivo di stato virile. Infatti, essendo la vita dei cittadini maschi così accuratamente limitata, le cittadine femmine erano chiamate a svolgere un ruolo fondamentale all’interno della società. Paradossalmente proprio all’interno di un ordinamento “guerriero” come quello spartano, la donna riuscì a godere di una straordinaria libertà, sconosciuta invece nei vicini stati greci, dove la femmina continuava a rimaner isolata, relegata ai margini della vita sociale, rinchiusa in casa a sbrigare le varie faccende domestiche. Tutto ciò perché a Sparta la distinzione più importante non era tra uomini e donne, bensì tra spartani e non, riducendo quindi l’appartenenza sessuale a una semplice distinzioni di ruoli. Per questo anche le ragazze erano a pieno titolo soggette a un’educazione aristocratica finalizzata a trasferirle lo stesso codice d’onore dei maschi, anzi, facendone una nuova fonte di trasmissione di quella visione del mondo. Si trattava quindi di un’educazione che la portava ad essere più dominante che dominata. Ecco allora che il ruolo della donna diveniva anch’esso ispirato a un grande amore per la gloria, per il valore individuale, per il prestigio della nazione, per una continua emulazione delle virtù, per il rifiuto degli allettamenti mondani. La donna veniva così istruita alle danze, al canto, divenendo capace di leggere e scrivere. Madre e donna modello, essa doveva rappresentare un esempio costante, una sorta di custode dei valori fondanti, del codice d’onore della comunità. In tal senso, assai simbolica è la cerimonia antichissima della consegna dello scudo, dove le mogli e le madri vestite di bianco e con il capo velato, si disponevano davanti allo schieramento dei soldati in partenza e uscite dai ranghi al suono del corno deponevano lo scudo ai piedi del proprio figlio; scudo poi raccolto e infilato al braccio declamando la formula: “Torna con questo o sopra di questo” (ovvero vincere o morire). Perché solo i vincitori non avrebbero mai gettato lo scudo per scappare più velocemente, oppure perchè cadendo in battaglia, il loro corpo sarebbe stato riportato su di esso.
Brano estratto da "L’esempio di Sparta" di Michele Zambelli, contenuto all'interno del Fascicolo " La Forza di Sparta" - Raido

giovedì 19 febbraio 2009

Le madri di Sparta e l'educazione dei Giovani.....

Le madri di Sparta

Le altre donne di Atene, destinate anch’esse a diventare madri, ricevevano sin da giovani, a quanto pare, un’educazione migliore ed erano tenute ad osservare un regime alimentare misurato e parco. Il loro compito risiedeva nell’apprendere le arti della tessitura della lana, per il resto dovevano starsene il più possibile tranquille. Al contrario, a Sparta il compito primo delle donne libere era la procreazione. Pertanto per favorire la nascita di futuri uomini e donne, le spartane dovevano eseguire esercizi fisici, alla stregua degli uomini, che permettesse loro, di rafforzare non solo il proprio fisico ma allo stesso tempo lo spirito. Vennero così istituite competizioni di corsa e di lotta, con la convinzione che da genitori robusti sarebbe nata prole altrettanto vigorosa. La costituzione di Licurgo produsse uomini e donne convinti che la morte gloriosa fosse preferibile ad una vita di infamia, che la salvezza fosse determinata dal coraggio e non dalla codardia. Ai valorosi era assicurata felicità ai vili miseria.

L’educazione dei giovani

una costituzione così attenta alla solidità e alla fierezza del proprio popolo, non poteva certamente trascurare uno degli elementi fondamentali per la costituzione di civiltà sana e orientata verso determinati valori: il sistema educativo. Anche qui è d’obbligo contrapporre i sistemi educativi greci da quelli prettamente spartani. Nel resto della Grecia, i genitori che intendevano impartire la migliore educazione ai propri figli, affidavano questi ultimi agli schiavi i quali svolgevano il loro di pedagoghi o, in età più matura, li mandavano a scuola affinché apprendessero le arti delle lettere, della musica… a questi stessi giovani era consentito l’uso dei calzari e la possibilità di cambiare spesso d’abito. A Sparta l’educazione dei giovani non era affidata agli schiavi bensì al cittadino tra quelli che ricoprivano le cariche più alte. Denominato paidonómos, vale a dire «prefetto dei fanciulli», egli aveva il compito di sorvegliare e punire i giovani in caso di cattiva condotta. Ai giovani spartani era proibito l’uso dei calzari e disponevano di una sola veste per tutto l’anno. Si riteneva che i giovani così addestrati fossero in grado di affrontare meglio le fatiche e le privazioni dei campi di battaglia. Non solo i rappresentanti dello stato erano chiamati a educare i giovani, questa stessa autorità veniva estesa anche a parenti ed amici onde evitare che gli adolescenti finissero per diventare indegni cittadini.


Una madre porgendo al figlio lo scudo, lo incoraggiò così:
«Figlio mio, torna o con questo o sopra questo»
Plutarco - “Le virtù di Sparta”

lunedì 16 febbraio 2009

Le Donne di Sparta

Questa settimana che precede il primo appuntamento del ciclo di conferenze, organizzato a cura del cuib femminile di raido, proporremo alcuni spunti di riflessione tratti da articoli e documenti che hanno per tema il mondo femminile e la Donna.

La libertà di Sparta

Capire il mondo spartano non è semplice. Ai nostri occhi, intrisi di sentimentalismo e falso pudore, il rigore e la ferrea disciplina del popolo di Sparta appaiono come restrizioni e privazioni della libertà dell’individuo. Se tanto colpisce la durezza dei soldati spartani altrettanto e forse con maggior forza, stupirà lo stile di vita delle donne spartane. Madri, mogli o sorelle, esse esplicavano nella loro vita quotidiana mansioni legate soprattutto all’andamento della vita domestica e familiare. Dal punto di vista di questa ormai degradata società moderna, i più sono portati a considerarle donne prive della loro “libertà” di espressione, succubi prima del padre e poi del proprio marito, esiliate dalla vita politica e sociale, se fosse ancora possibile verrebbe quasi voglia di formare un movimento umanitario che le aiutasse a trovare la loro emancipazione. Eppure, per quanto possa sembrare strano, le donne di Sparta erano libere. Il problema nasce dalla concezione del termine stesso: libertà oggi significa potersi vestire a proprio piacimento, intraprendere una carriera professionale che conduca, a qualsiasi prezzo, sempre più in alto, decidere di sposarsi e poi ricredersi in men che non si dica. Questa è la nostra libertà…? Eppure siamo più schiave di noi stesse di quanto possiamo considerare le donne spartane. La loro non era una libertà fatta di premi e privilegi, era una libertà di spirito. Avulse dalle passioni, la loro azione era frutto della piena consapevolezza di essere le depositarie e mediatrici dei valori tradizionali di coraggio e abnegazione.


Quando chiesero ad una ragazza povera quale dote poteva offrire a un marito, essa rispose:
«La virtù che mi hanno insegnato in famiglia»
Plutarco - “Le virtù di Sparta”


Da "Le Donne di Sparta" articolo apparso sulla rivista Raido

mercoledì 14 gennaio 2009

La Poesia ... spartana e laconica .....


Programma


Prima di morte attingere virtù.



Tirteo, poeta spartano, VII sec. a. C.






lunedì 12 gennaio 2009

La Poesia.....

Piani


Barricati nel cavo degli scudi,
divisi in tre ordini, Pamfili, Illei, Dimani,
e palleggiando frassini omicidi,

affidando agli dèi perenni l'esito di tutto,

obbediremo a chi comanda.

Poi calcheremo sùbito compatti al suolo,

affrontando guerrieri armati d'asta,
e salirà di qua di là fragore orrendo, al cozzo

degli scudi rotondi sugli scudi

ai colpi di pietre smisurate
si leverà dagli elmi fulgidi un tintinnio.


Tirteo, poeta spartano, VII sec. a. C.

lunedì 14 luglio 2008

lunedì 25 febbraio 2008

L'angolo della poesia......






Vecchi e i giovani



Via, combattete gli uni accanto agli altri, giovani,

non date abbrivo a fughe turpi, al panico,

fatevi grande e vigoroso l'animo nel petto,

bandite il gretto amore per la vita,

ché la lotta è con uomini; non lasciate, fuggendo,

chi non ha più l'agilità: gli anziani.

E' uno sconcio che un vecchio cada in prima fila

e resti sul terreno innanzi ai giovani,

con quel suo capo bianco e il mento grigio, e spiri

l'animo suo gagliardo nella polvere,

con le mani coprendo le pudende insanguinate

(spettacolo indecente, abominevole),

nude le carni: nulla c'è che non s'addica a un giovane

finché la cara età brilla nel fiore.

Da vivo, tutti gli uomini l'ammirano, le donne

l'amano; cade in prima fila: è bello.

Resista ognuno ben piantato sulle gambe al suolo,

mordendosi le labbra con i denti.



Tirteo, poeta spartano, VII sec. a. C.