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sabato 6 dicembre 2008

Le idee a posto / 2

I pilastri dottrinari che devono essere necessariamente presenti, prima ancora di cominciare a porre qualsiasi questione organizzativa (dal secondo quaderno di raido):

Dimensione spirituale dell’impegno
Conoscere l’analogia tra macrocosmo e microcosmo e cogliere gli insegnamenti che ci derivano continuamente dal manifestato. Intraprendere la Grande Guerra Santa (lavoro su di sé) col giusto me­todo, tenendo presente che senza di essa la Piccola Guerra Santa (lavoro su ciò che ci circonda) è un vano agitarsi.

Dottrina ciclica della storia
Bisogna che, innanzitutto, sul piano esistenziale questa realtà sia vissuta dagli uomini della Tradizione in maniera sempre più sentita, fino a dare alla propria vita ed alle proprie azioni un ritmo che si accordi con il più grande ritmo cosmico; sottolineando opportunamente determinati “punti cruciali” come per esempio nel ritmo annuale.

Costituire l’élite
Avere chiara la funzione che questa dovrà svolgere, sia come centro di emanazione di influenze, sia come esempio vivente del manifestarsi della Tradizione. Tendere alla sua costituzione come esigenza strategica primaria.

Conoscere l’avversario
Sapere con chi si ha a che fare, tenendo presente il processo dissolutivo partito da molto lontano, senza trascurare mai i suoi presupposti che travalicano la semplice dimensione umana. Saper cogliere quasi per istinto le sue manifestazioni, anche quelle meno apparenti e conoscere le armi con cui opera. Tutto ciò senza cadere nel manicheismo quando si tratta di analizzare l’opposizione tra Tradizione e Contro-tradizione. Infatti non esistono due principi contrastanti e distinti, ma esistono modi diversi di vivere la propria esistenza nella fase ciclica attuale: immergendosi passivamente nelle sue manifestazioni dissolutive o traendosene fuori con l’atto eroico del vero guerriero.

Darsi una strategia
Sottrarre spazio al mondo moderno, tendere alla comunità, dare vita ad un’infinità di interventi (unità operanti) dove le premesse dottrinarie diventino realtà vissute nell’impegno quotidiano; coordinare le varie unità operanti salvaguardando la più ampia autonomia (come modello, basti pensare al feudalesimo medioevale).




Letture consigliate:


Julius Evola, Gli uomini e le rovine

Reneè Guenon, La crisi del mondo moderno

sabato 27 settembre 2008

Indicazioni sotto traccia.......

"Nella zona che sta fra cultura e costume sarà bene precisare ulteriormente un atteggiamento. Dal comunismo è stata lanciata la parola d'ordine dell'antiborghesia che è stata raccolta anche nel campo della cultura in certi ambienti intellettuali «impegnati». Questo è un punto in cui si deve vedere ben chiaro. Come la società borghese è qualcosa d'intermedio, così esiste una doppia possibilità di superare la borghesia, di dire no al tipo borghese, alla civiltà borghese, allo spirito ed ai valori borghesi. L'una corrisponde alla direzione che conduce ancor più in basso di tutto ciò, verso una umanità collettivizzata e materializzata col suo «realismo» alla marxista: valori sociali e proletari contro il «decadentismo borghese» e «capitalista». Ma l'altra è la direzione di chi combatte la borghesia per innalzarsi effettivamente di là da essa. Gli uomini del nuovo schieramento saranno, sì, antiborghesi, ma per via dell'anzidetta superiore concezione, eroica ed aristocratica. dell’esistenza; saranno antiborghesi perché disdegnano la vita comoda; antiborghesi perché seguiranno non coloro che promettono vantaggi materiali, ma coloro che esigono tutto da se stessi; antiborghesi, infine, perché non hanno la preoccupazione della sicurezza ma amano una unione essenziale fra vita e rischio, su tutti i piani, facendo propria l'inesorabilità dell'idea nuda e dell'azione precisa. Un altro aspetto ancora, per cui l'uomo nuovo, sostanza cellulare per il moto di risveglio, sarà antiborghese e si differenzierà dalla generazione precedente, è per la sua insofferenza per ogni forma di retorica e di falso idealismo, per tutte quelle grandi parole che si scrivono con la lettera maiuscola, per tutto ciò che è soltanto gesto, frase ad effetto, scenografia. Essenzialità, invece, nuovo realismo nel misurarsi esattamente coi problemi che si imporranno, nel far sì che valga non l'apparire, bensì l'essere, non il ciarlare, bensì il realizzare, in modo silenzioso ed esatto, in sintonia con le forze affini e in aderenza al comando che viene dall'alto. "

Julius Evola, Orientamenti, ordinalo su http://www.raido.it/