« Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo, il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo. » (John Ronald Reuel Tolkien, Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re)
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giovedì 16 maggio 2013
lunedì 12 ottobre 2009
mercoledì 1 aprile 2009
giovedì 12 marzo 2009
martedì 10 marzo 2009
aspettando sabato....

“Il cavaliere consacra alla Dama il braccio e il cuore
in una promessa di fede che solo la morte può sciogliere.
Nelle profondità del cuore, dove cielo e terra si toccano,
lo spirito feconda col suo soffio la terra e sboccia la Rosa Mistica.
Alla spada cruciforme del cavaliere, s’unisce al centro una rosa,
per indicare,
tramite l’arcano ghibellino della spada e della rosa,
che il mistero ineffabile del vero amore sboccia,
al centro dell’essere,
nell’unione delle due nature del Guerriero e della Donna stella”
Mario Polia da “Il mistero della Dama”
domenica 8 marzo 2009
La Donna a Sparta / parte 2
Brano estratto da "L’esempio di Sparta" di Michele Zambelli, contenuto all'interno del Fascicolo " La Forza di Sparta" - Raido
venerdì 6 marzo 2009
La Donna a Sparta
Sebbene a Sparta la vita politica e militare fosse prerogativa dei cittadini di sesso maschile, sarebbe sbagliato considerare quest’ultima come un modello esclusivo di stato virile. Infatti, essendo la vita dei cittadini maschi così accuratamente limitata, le cittadine femmine erano chiamate a svolgere un ruolo fondamentale all’interno della società. Paradossalmente proprio all’interno di un ordinamento “guerriero” come quello spartano, la donna riuscì a godere di una straordinaria libertà, sconosciuta invece nei vicini stati greci, dove la femmina continuava a rimaner isolata, relegata ai margini della vita sociale, rinchiusa in casa a sbrigare le varie faccende domestiche. Tutto ciò perché a Sparta la distinzione più importante non era tra uomini e donne, bensì tra spartani e non, riducendo quindi l’appartenenza sessuale a una semplice distinzioni di ruoli. Per questo anche le ragazze erano a pieno titolo soggette a un’educazione aristocratica finalizzata a trasferirle lo stesso codice d’onore dei maschi, anzi, facendone una nuova fonte di trasmissione di quella visione del mondo. Si trattava quindi di un’educazione che la portava ad essere più dominante che dominata. Ecco allora che il ruolo della donna diveniva anch’esso ispirato a un grande amore per la gloria, per il valore individuale, per il prestigio della nazione, per una continua emulazione delle virtù, per il rifiuto degli allettamenti mondani. La donna veniva così istruita alle danze, al canto, divenendo capace di leggere e scrivere. Madre e donna modello, essa doveva rappresentare un esempio costante, una sorta di custode dei valori fondanti, del codice d’onore della comunità. In tal senso, assai simbolica è la cerimonia antichissima della consegna dello scudo, dove le mogli e le madri vestite di bianco e con il capo velato, si disponevano davanti allo schieramento dei soldati in partenza e uscite dai ranghi al suono del corno deponevano lo scudo ai piedi del proprio figlio; scudo poi raccolto e infilato al braccio declamando la formula: “Torna con questo o sopra di questo” (ovvero vincere o morire). Perché solo i vincitori non avrebbero mai gettato lo scudo per scappare più velocemente, oppure perchè cadendo in battaglia, il loro corpo sarebbe stato riportato su di esso. Brano estratto da "L’esempio di Sparta" di Michele Zambelli, contenuto all'interno del Fascicolo " La Forza di Sparta" - Raido
giovedì 19 febbraio 2009
Le madri di Sparta e l'educazione dei Giovani.....
Le altre donne di Atene, destinate anch’esse a diventare madri, ricevevano sin da giovani, a quanto pare, un’educazione migliore ed erano tenute ad osservare un regime alimentare misurato e parco. Il loro compito risiedeva nell’apprendere le arti della tessitura della lana, per il resto dovevano starsene il più possibile tranquille. Al contrario, a Sparta il compito primo delle donne libere era la procreazione. Pertanto per favorire la nascita di futuri uomini e donne, le spartane dovevano eseguire esercizi fisici, alla stregua degli uomini, che permettesse loro, di rafforzare non solo il proprio fisico ma allo stesso tempo lo spirito. Vennero così istituite competizioni di corsa e di lotta, con la convinzione che da genitori robusti sarebbe nata prole altrettanto vigorosa. La costituzione di Licurgo produsse uomini e donne convinti che la morte gloriosa fosse preferibile ad una vita di infamia, che la salvezza fosse determinata dal coraggio e non dalla codardia. Ai valorosi era assicurata felicità ai vili miseria.
L’educazione dei giovani
una costituzione così attenta alla solidità e alla fierezza del proprio popolo, non poteva certamente trascurare uno degli elementi fondamentali per la costituzione di civiltà sana e orientata verso determinati valori: il sistema educativo. Anche qui è d’obbligo contrapporre i sistemi educativi greci da quelli prettamente spartani. Nel resto della Grecia, i genitori che intendevano impartire la migliore educazione ai propri figli, affidavano questi ultimi agli schiavi i quali svolgevano il loro di pedagoghi o, in età più matura, li mandavano a scuola affinché apprendessero le arti delle lettere, della musica… a questi stessi giovani era consentito l’uso dei calzari e la possibilità di cambiare spesso d’abito. A Sparta l’educazione dei giovani non era affidata agli schiavi bensì al cittadino tra quelli che ricoprivano le cariche più alte. Denominato paidonómos, vale a dire «prefetto dei fanciulli», egli aveva il compito di sorvegliare e punire i giovani in caso di cattiva condotta. Ai giovani spartani era proibito l’uso dei calzari e disponevano di una sola veste per tutto l’anno. Si riteneva che i giovani così addestrati fossero in grado di affrontare meglio le fatiche e le privazioni dei campi di battaglia. Non solo i rappresentanti dello stato erano chiamati a educare i giovani, questa stessa autorità veniva estesa anche a parenti ed amici onde evitare che gli adolescenti finissero per diventare indegni cittadini.
Una madre porgendo al figlio lo scudo, lo incoraggiò così:
«Figlio mio, torna o con questo o sopra questo»
Plutarco - “Le virtù di Sparta”
«Figlio mio, torna o con questo o sopra questo»
Plutarco - “Le virtù di Sparta”
lunedì 16 febbraio 2009
Le Donne di Sparta
La libertà di Sparta
Capire il mondo spartano non è semplice. Ai nostri occhi, intrisi di sentimentalismo e falso pudore, il rigore e la ferrea disciplina del popolo di Sparta appaiono come restrizioni e privazioni della libertà dell’individuo. Se tanto colpisce la durezza dei soldati spartani altrettanto e forse con maggior forza, stupirà lo stile di vita delle donne spartane. Madri, mogli o sorelle, esse esplicavano nella loro vita quotidiana mansioni legate soprattutto all’andamento della vita domestica e familiare. Dal punto di vista di questa ormai degradata società moderna, i più sono portati a considerarle donne prive della loro “libertà” di espressione, succubi prima del padre e poi del proprio marito, esiliate dalla vita politica e sociale, se fosse ancora possibile verrebbe quasi voglia di formare un movimento umanitario che le aiutasse a trovare la loro emancipazione. Eppure, per quanto possa sembrare strano, le donne di Sparta erano libere. Il problema nasce dalla concezione del termine stesso: libertà oggi significa potersi vestire a proprio piacimento, intraprendere una carriera professionale che conduca, a qualsiasi prezzo, sempre più in alto, decidere di sposarsi e poi ricredersi in men che non si dica. Questa è la nostra libertà…? Eppure siamo più schiave di noi stesse di quanto possiamo considerare le donne spartane. La loro non era una libertà fatta di premi e privilegi, era una libertà di spirito. Avulse dalle passioni, la loro azione era frutto della piena consapevolezza di essere le depositarie e mediatrici dei valori tradizionali di coraggio e abnegazione.
Quando chiesero ad una ragazza povera quale dote poteva offrire a un marito, essa rispose:
«La virtù che mi hanno insegnato in famiglia»
Plutarco - “Le virtù di Sparta”
Capire il mondo spartano non è semplice. Ai nostri occhi, intrisi di sentimentalismo e falso pudore, il rigore e la ferrea disciplina del popolo di Sparta appaiono come restrizioni e privazioni della libertà dell’individuo. Se tanto colpisce la durezza dei soldati spartani altrettanto e forse con maggior forza, stupirà lo stile di vita delle donne spartane. Madri, mogli o sorelle, esse esplicavano nella loro vita quotidiana mansioni legate soprattutto all’andamento della vita domestica e familiare. Dal punto di vista di questa ormai degradata società moderna, i più sono portati a considerarle donne prive della loro “libertà” di espressione, succubi prima del padre e poi del proprio marito, esiliate dalla vita politica e sociale, se fosse ancora possibile verrebbe quasi voglia di formare un movimento umanitario che le aiutasse a trovare la loro emancipazione. Eppure, per quanto possa sembrare strano, le donne di Sparta erano libere. Il problema nasce dalla concezione del termine stesso: libertà oggi significa potersi vestire a proprio piacimento, intraprendere una carriera professionale che conduca, a qualsiasi prezzo, sempre più in alto, decidere di sposarsi e poi ricredersi in men che non si dica. Questa è la nostra libertà…? Eppure siamo più schiave di noi stesse di quanto possiamo considerare le donne spartane. La loro non era una libertà fatta di premi e privilegi, era una libertà di spirito. Avulse dalle passioni, la loro azione era frutto della piena consapevolezza di essere le depositarie e mediatrici dei valori tradizionali di coraggio e abnegazione.
Quando chiesero ad una ragazza povera quale dote poteva offrire a un marito, essa rispose:
«La virtù che mi hanno insegnato in famiglia»
Plutarco - “Le virtù di Sparta”
Da "Le Donne di Sparta" articolo apparso sulla rivista Raido
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venerdì 13 febbraio 2009
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