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giovedì 16 maggio 2013

Ai ferri corti, corsi creativi di arti dimenticate

Ultimo appuntamento a Roma ...... tecniche rivoluzionarie di artigianato femminile

martedì 10 marzo 2009

aspettando sabato....


“Il cavaliere consacra alla Dama il braccio e il cuore

in una promessa di fede che solo la morte può sciogliere.

Nelle profondità del cuore, dove cielo e terra si toccano,

lo spirito feconda col suo soffio la terra e sboccia la Rosa Mistica.

Alla spada cruciforme del cavaliere, s’unisce al centro una rosa,

per indicare,

tramite l’arcano ghibellino della spada e della rosa,

che il mistero ineffabile del vero amore sboccia,

al centro dell’essere,

nell’unione delle due nature del Guerriero e della Donna stella”


Mario Polia da “Il mistero della Dama”

domenica 8 marzo 2009

La Donna a Sparta / parte 2

In città le Spartane a differenza dei propri padri, mariti, fratelli godevano di un’amplissima libertà, essendo sollevate non solo dagli obblighi militari e politici, non solo dall’educazione della prole in quanto affidata allo stato, ma anche dalle faccende domestiche, inadatte ad essere svolte da qualsiasi cittadina di sangue spartano. Potevano quindi uscire di casa in tenuta assai disinvolta fatta di vesti fluttuanti tali da non arrivare al ginocchio, mostrando addirittura le cosce e dividendo coi maschi le palestre nello svolgimento delle attività ginniche (non è un caso che all’epoca solo a Sparta si riproducesse artisticamente la nudità femminile). Questa grandissima libertà si rifletteva anche in ambito amoroso e coniugale, in quanto a Sparta l’adulterio era un concetto assai blando e la famiglia non deteneva quell’aurea sacrale conferitagli in seguito dalla morale cattolica. A Sparta l’unica vera famiglia era la nazione, la comunità stessa. Per questo un uomo non intenzionato a prendere moglie poteva chiedere tranquillamente a una donna e al relativo marito il consenso per avere figli con lei. Oppure le mogli potevano accoppiarsi con altri uomini con il benestare del proprio marito nel caso quest’ultimo non riuscisse ad avere figli. Sparta era infatti ossessionata dal problema del continuo assottigliarsi del numero degli Eguali, a seguito delle continue battaglie e del rifiuto di mischiarsi con le genti assoggettate. Basti pensare che qualora a trent’anni lo spartano non avesse deciso di maritarsi, gli anziani potevano avvalersi delle loro prerogative scegliendo una vergine di nobile famiglia, conducendola in casa del solitario affinchè i due procreassero, garantendo così la continuità della stirpe. Era quindi naturale, per via del fatto che i ruoli politici,militari, educativi venissero svolti dagli uomini, che la gran parte degli affari fosse esercitata dalle donne. Non a caso, le spartane diversamente dalle loro contemporanee potevano detenere la proprietà di vasti appezzamenti di terreno ( i 2/5 delle terre dei 9000 lotti erano di proprietà di cittadine femmine). Inoltre, esse finivano con l’amministrare anche i beni dei figli e dei mariti a causa della loro prolungata assenza, in particolare assicurandosi che giungessero le prestabilite quantità di cibo, in modo da girarne parte alle caserme sotto forma di contributo.

Brano estratto da "L’esempio di Sparta" di Michele Zambelli, contenuto all'interno del Fascicolo " La Forza di Sparta" - Raido

venerdì 6 marzo 2009

La Donna a Sparta

Sebbene a Sparta la vita politica e militare fosse prerogativa dei cittadini di sesso maschile, sarebbe sbagliato considerare quest’ultima come un modello esclusivo di stato virile. Infatti, essendo la vita dei cittadini maschi così accuratamente limitata, le cittadine femmine erano chiamate a svolgere un ruolo fondamentale all’interno della società. Paradossalmente proprio all’interno di un ordinamento “guerriero” come quello spartano, la donna riuscì a godere di una straordinaria libertà, sconosciuta invece nei vicini stati greci, dove la femmina continuava a rimaner isolata, relegata ai margini della vita sociale, rinchiusa in casa a sbrigare le varie faccende domestiche. Tutto ciò perché a Sparta la distinzione più importante non era tra uomini e donne, bensì tra spartani e non, riducendo quindi l’appartenenza sessuale a una semplice distinzioni di ruoli. Per questo anche le ragazze erano a pieno titolo soggette a un’educazione aristocratica finalizzata a trasferirle lo stesso codice d’onore dei maschi, anzi, facendone una nuova fonte di trasmissione di quella visione del mondo. Si trattava quindi di un’educazione che la portava ad essere più dominante che dominata. Ecco allora che il ruolo della donna diveniva anch’esso ispirato a un grande amore per la gloria, per il valore individuale, per il prestigio della nazione, per una continua emulazione delle virtù, per il rifiuto degli allettamenti mondani. La donna veniva così istruita alle danze, al canto, divenendo capace di leggere e scrivere. Madre e donna modello, essa doveva rappresentare un esempio costante, una sorta di custode dei valori fondanti, del codice d’onore della comunità. In tal senso, assai simbolica è la cerimonia antichissima della consegna dello scudo, dove le mogli e le madri vestite di bianco e con il capo velato, si disponevano davanti allo schieramento dei soldati in partenza e uscite dai ranghi al suono del corno deponevano lo scudo ai piedi del proprio figlio; scudo poi raccolto e infilato al braccio declamando la formula: “Torna con questo o sopra di questo” (ovvero vincere o morire). Perché solo i vincitori non avrebbero mai gettato lo scudo per scappare più velocemente, oppure perchè cadendo in battaglia, il loro corpo sarebbe stato riportato su di esso.
Brano estratto da "L’esempio di Sparta" di Michele Zambelli, contenuto all'interno del Fascicolo " La Forza di Sparta" - Raido

giovedì 19 febbraio 2009

Le madri di Sparta e l'educazione dei Giovani.....

Le madri di Sparta

Le altre donne di Atene, destinate anch’esse a diventare madri, ricevevano sin da giovani, a quanto pare, un’educazione migliore ed erano tenute ad osservare un regime alimentare misurato e parco. Il loro compito risiedeva nell’apprendere le arti della tessitura della lana, per il resto dovevano starsene il più possibile tranquille. Al contrario, a Sparta il compito primo delle donne libere era la procreazione. Pertanto per favorire la nascita di futuri uomini e donne, le spartane dovevano eseguire esercizi fisici, alla stregua degli uomini, che permettesse loro, di rafforzare non solo il proprio fisico ma allo stesso tempo lo spirito. Vennero così istituite competizioni di corsa e di lotta, con la convinzione che da genitori robusti sarebbe nata prole altrettanto vigorosa. La costituzione di Licurgo produsse uomini e donne convinti che la morte gloriosa fosse preferibile ad una vita di infamia, che la salvezza fosse determinata dal coraggio e non dalla codardia. Ai valorosi era assicurata felicità ai vili miseria.

L’educazione dei giovani

una costituzione così attenta alla solidità e alla fierezza del proprio popolo, non poteva certamente trascurare uno degli elementi fondamentali per la costituzione di civiltà sana e orientata verso determinati valori: il sistema educativo. Anche qui è d’obbligo contrapporre i sistemi educativi greci da quelli prettamente spartani. Nel resto della Grecia, i genitori che intendevano impartire la migliore educazione ai propri figli, affidavano questi ultimi agli schiavi i quali svolgevano il loro di pedagoghi o, in età più matura, li mandavano a scuola affinché apprendessero le arti delle lettere, della musica… a questi stessi giovani era consentito l’uso dei calzari e la possibilità di cambiare spesso d’abito. A Sparta l’educazione dei giovani non era affidata agli schiavi bensì al cittadino tra quelli che ricoprivano le cariche più alte. Denominato paidonómos, vale a dire «prefetto dei fanciulli», egli aveva il compito di sorvegliare e punire i giovani in caso di cattiva condotta. Ai giovani spartani era proibito l’uso dei calzari e disponevano di una sola veste per tutto l’anno. Si riteneva che i giovani così addestrati fossero in grado di affrontare meglio le fatiche e le privazioni dei campi di battaglia. Non solo i rappresentanti dello stato erano chiamati a educare i giovani, questa stessa autorità veniva estesa anche a parenti ed amici onde evitare che gli adolescenti finissero per diventare indegni cittadini.


Una madre porgendo al figlio lo scudo, lo incoraggiò così:
«Figlio mio, torna o con questo o sopra questo»
Plutarco - “Le virtù di Sparta”

Primo appuntamento al femminile.....

lunedì 16 febbraio 2009

Le Donne di Sparta

Questa settimana che precede il primo appuntamento del ciclo di conferenze, organizzato a cura del cuib femminile di raido, proporremo alcuni spunti di riflessione tratti da articoli e documenti che hanno per tema il mondo femminile e la Donna.

La libertà di Sparta

Capire il mondo spartano non è semplice. Ai nostri occhi, intrisi di sentimentalismo e falso pudore, il rigore e la ferrea disciplina del popolo di Sparta appaiono come restrizioni e privazioni della libertà dell’individuo. Se tanto colpisce la durezza dei soldati spartani altrettanto e forse con maggior forza, stupirà lo stile di vita delle donne spartane. Madri, mogli o sorelle, esse esplicavano nella loro vita quotidiana mansioni legate soprattutto all’andamento della vita domestica e familiare. Dal punto di vista di questa ormai degradata società moderna, i più sono portati a considerarle donne prive della loro “libertà” di espressione, succubi prima del padre e poi del proprio marito, esiliate dalla vita politica e sociale, se fosse ancora possibile verrebbe quasi voglia di formare un movimento umanitario che le aiutasse a trovare la loro emancipazione. Eppure, per quanto possa sembrare strano, le donne di Sparta erano libere. Il problema nasce dalla concezione del termine stesso: libertà oggi significa potersi vestire a proprio piacimento, intraprendere una carriera professionale che conduca, a qualsiasi prezzo, sempre più in alto, decidere di sposarsi e poi ricredersi in men che non si dica. Questa è la nostra libertà…? Eppure siamo più schiave di noi stesse di quanto possiamo considerare le donne spartane. La loro non era una libertà fatta di premi e privilegi, era una libertà di spirito. Avulse dalle passioni, la loro azione era frutto della piena consapevolezza di essere le depositarie e mediatrici dei valori tradizionali di coraggio e abnegazione.


Quando chiesero ad una ragazza povera quale dote poteva offrire a un marito, essa rispose:
«La virtù che mi hanno insegnato in famiglia»
Plutarco - “Le virtù di Sparta”


Da "Le Donne di Sparta" articolo apparso sulla rivista Raido