giovedì 21 marzo 2013

L’ASSALTO AL TERRITORIO: DALLE SALUBRI ANTICHE AQUAE CAERETANAE ALL’ATTUALE CENTRALE A BIOGAS.


Invece che salvaguardare i patrimoni territoriali attraverso investimenti sulle restaurazioni, abbondano le iniziative volte a cementificare aree sane e coltivabili e a rimpiazzare antichi resti storici con strutture e impianti "moderni". Iniziative messe in atto da parte di chi, noncurante dell'eredità che calpesta, fa del profitto l'unico demoniaco scopo della propria esistenza.

Purtroppo il solito micidiale connubio tra l’ignoranza, il senso civico inesistente e il desiderio di facile ricchezza che caratterizza una certa fascia di nostri concittadini, e quindi diversi dei nostri ex e attuali rappresentanti politici, continua a produrre l’assalto al territorio con iniziative sconsiderate e devastanti per l’ambiente e i beni culturali. Dopo il tentativo di realizzare la discarica di Pizzo del Prete distruggendo uno degli ultimi angoli di Campagna Romana ancora conservati con un patrimonio naturale e archeologico di grande valore, si cerca ora di costruire un ulteriore mega centro commerciale sulla via Aurelia, realizzando di fatto “Marina di Cerveteri 2” dall’altra parte della strada, urbanizzando un ampio pezzo di territorio agricolo ancora miracolosamente libero da costruzioni. Nel Lazio e nel nostro comprensorio il consumo di terreno coltivabile è enorme, centinaia di ettari di terra fertile vengono quotidianamente coperti dal cemento o dall’asfalto rendendoli per sempre inutilizzabili. In nome di un presunto sviluppo giustificato con la solita promessa della realizzazione di posti di lavoro si cancella la bellezza della natura e del paesaggio per interessi di pochi e ovviamente senza alcun vero risultato positivo per la comunità. Pensiamo soltanto all’impatto che l’ennesimo grande centro commerciale potrebbe avere sulla viabilità, sui servizi e sull’economia del territorio dove sarebbero subito condannati a chiudere i tanti piccoli negozi che a conduzione familiare ancora resistono tra mille difficoltà. Come se non bastasse, si pensa di ripartire con la centrale a carbone di Civitavecchia facendo finta che nulla sia  successo. Da ultimo si segnala un progetto in itinere per realizzare un’estesa centrale fotovoltaica nell’area compresa tra il Castello di Santa Severa, Pyrgi e la Riserva Naturale di Macchia Tonda, dove nel frattempo si prepara la stagione estiva con un ampio parcheggio a ridosso della spiaggia delle Sabbie Nere che diverrà sempre più “attrezzata”. E’ inutile dire che anche in questo caso si tratta dell’ultimo pezzo di litorale rimasto incontaminato grazie alla servitù militare e ai vincoli archeologici e naturalistici. Un’area protetta, potenziale parco storico e naturalistico unico nel Lazio! Nell’assalto sistematico al territorio, sempre più costruito e recintato, chi più ne ha più ne metta… Purtroppo in Italia si continua a non puntare su uno sviluppo diverso, legato alla valorizzazione delle principali, uniche e sempre rinnovabili risorse del nostro Paese: l’ambiente e i Beni Culturali. Non ci vuole molto per capire che il lavoro si può sviluppare tramite una sapiente politica turistica proteggendo e non distruggendo le nostre bellezze; potrebbero trovare ampi spazi di azione anche le numerose ditte edili, oggi legate al “partito del mattone”, attraverso un adeguato piano di restauro e recupero del paesaggio, senza continuare per forza di cose a costruire e cementificare. L’ennesimo esempio dell’incapacità politica di gestire uno sviluppo positivo ed intelligente del territorio è dato dalla funesta iniziativa legata alla realizzazione della centrale a biogas di Pian della Carlotta, presso il villaggio del Sasso, nel comune di Cerveteri. Mi chiedo come sia possibile che in una bellissima fertile piana agricola, circondata dai Monti Ceriti coperti di boschi, ricca di acque naturali minerali e termali, note fin dall’antichità per le proprietà curative e ampiamente sfruttate in epoca etrusca e romana, venga  in mente la sola idea di costruirci una centrale a biogas!? Soltanto una totale insensibilità, ignoranza e soprattutto brama di arricchimento facile può portare ad una tale scelta. Un paesaggio, già segnato negli anni passati da attività estrattive e dalla costruzione selvaggia di molte ville, viene ora definitivamente condannato da un impianto che gli ultimi studi scientifici certificano in modo chiaro che di “Bio” ha di certo ben poco. A breve distanza dai grandi serbatoi in cemento, ormai quasi ultimati, si trovano i resti delle antiche e sacre Aquae Caeretanae, ricordate da Tito Livio e da Valerio Massimo per le loro ottime caratteristiche. Gli scavi della Soprintendenza hanno messo in luce gli ambienti termali molto ben conservati fino anche a tre metri di altezza, ancora decorati con preziosi rivestimenti di marmo. Qui, come ricordano le iscrizioni, era la fonte di Ercole, frequentatissima in epoca augustea. Sulla piana numerosi siti archeologici attendono di essere valorizzati, insediamenti preistorici, necropoli etrusche, impianti termali romani. Cerveteri “Patrimonio dell’Umanità” non merita questi scempi.                                                                                                                                
Flavio Enei (Gruppo Archeologico del Territorio Cerite)                                                                                                                                                                                                               

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